Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


Lascia un commento

#15 Paperboy – Fidanzati di carta

Amyche, il momento è giusto.
Dopo più di un mese di latitanza, probabilmente dovuto al fatto che ho avuto bisogno di riprendermi dall’impressionante tuttezza di Ronan Lynch – mi son personalmente prodigata per consolarlo, dal momento che voi, creature ingrate, gli avete concesso un solo voto!! Siete perdonate solo perché la concorrenza è stata spietata -, finalmente ho trovato qualcuno che mi facesse sospirare dalle pagine di un libro, intrappolandomi nella sua magia d’inchiostro. E nello specifico del manzo di oggi, l’inchiostro è davvero davvero davvero magico. Come lui, del resto.

Irial
Mi vengono in mente almeno un paio di film che, stringi stringi, parlano della ragazza normale che incontra un principe, non sa che è un principe, se ne innamora e si ritrova una corona sulla testa. Tendenzialmente sono storie a lieto fine, un po’ divertenti e molto romantiche. Irial è direttamente un Re, il Re della Corte Oscura, e il suo concetto di lieto fine non è coincide esattamente con l’idea che potremmo avere noi. Come tutte le creature fatate, il soggetto del nostro studio ha sulle spalle secoli di macchinazioni, astuzie e inganni che gli permettono di rigirare come un calzino anche il più accorto degli esseri umani, figuriamoci le speranze che abbiamo noi fangirl incallite. Spoiler: nessuna. Bello, pericoloso, impossibile e mediamente dannato da un fardello di responsabilità, Irial è una combinazione di caratteristiche che lo rendono assolutamente irresistibile e nel momento in cui, nel cuore di Ink Exchange, la mortalità di Leslie inizia ad attecchire nel suo cuore… SBAM! È la fine. Se non avete letto il libro non avete idea.
Irial dovrebbe essere il cattivo della situazione, capitano della fazione più oscura e terribile di un mondo che si per sé è già spaventoso oltre ogni immaginazione, eppure è difficile detestarlo. A differenza di Keenan, il Re dell’Estate, la sua mancanza di scrupoli è mitigata dall’urgenza che lo spinge e dal rispetto che, nonostante tutto, sembra sempre accordare alla vittima dei suoi intrighi. I suoi mezzi sono discutibili, ma il suo scopo è nobile: salvare la sua Corte, procacciando emozioni con cui nutrirla. E lo fa nonostante sia stanco, nonostante il desiderio di trovare qualcuno che prenda il suo posto e la consapevolezza che quel qualcuno non solo gli era vicino, ma lo ha anche già abbandonato per servire in una corte diversa.
Forse non c’è un motivo razionale che spiega perché Irial mi piaccia così tanto. A conti fatti è un manipolatore che priva una ragazza della sua libertà, della facoltà di scelta, salvo poi innamorarsene e pagare il prezzo del suo sentimento con la perdita proprio di colei che gli ha consegnato qualche briciola di umanità. Forse è il modo, la sua crescita, la sua evoluzione personale. O forse sono i capelli neri, i tatuaggi, gli occhi incredibili. Quale che sia il motivo, Irial è un bel personaggio, un bel cattivo, un bel manzo. E si merita il titolo di Paperboy. Oh.

A volte amare significa lasciare andare ciò che si vorrebbe stringere a sé. Non aveva altro modo di proteggere la sua corte, il popolo fatato, e l’unica mortale che avesse mai contato per lui.

Ok, mi piace perché è tormentato.
Ho la sindrome da crocerossina.
#SorryNotSorry

Annunci


3 commenti

#13 Paperboy – Fidanzati di carta

Source: Pinterest.Giusto ieri sera blateravo con Cee di Se solo sapessi dire sui Raven boys, aka i manzi più manzi di questo 2015 di letture piuttosto frenetiche (almeno al momento), e non ho mancato di registrare l’incredibile entusiasmo della mia socia in fangirlate moleste per il loro leader.
Ed effettivamente, a ben pensarci, Richard Gansey III ha effettivamente un suo perché.
Il nobile rampollo della schifosamente ricca e socialmente ben piazzata famiglia Gansey è, a prima vista, un modello Abercrombie con un portafoglio che non conoscerà mai la triste desolazione del non contenere abbastanza monetine per comprare un caffè: alto, di bell’aspetto, capelli castano e occhi color nocciola, è solito aggirarsi per il mondo con addosso o l’esclusiva uniforme della Aglionby o con polo dai colori improponibili e scarpe da barca ai piedi, in compagnia di una Camaro dal colore improbabile (arancione) affettuosamente soprannominata “il catorcio”. Al suo fianco, gli immancabili Ronan Lynch, Adam Parrish e Noah Czerny – accessori di tutti rispetto, nonché amici e compagni nella cerca di Glendower, il re dormiente che insegue con una passione tale da oscurare tutto quanto possa esserci di fastidioso in lui. Tipo il conto in banca dall’imbarazzante numero di zeri combinato ad una bellezza stratosferica. O il carisma indiscusso che lo rende un faro attorno a cui gravitare, una persona per la quale si è disposti a sacrificare ogni cosa solo per il privilegio della sua approvazione. Quello che veramente di lui colpisce, però, è la totale dedizione con cui insegue, lungo la linea di prateria che scivola accanto ad Henrietta, il suo sogno. Il tempo che ci impiega, il sangue che sacrifica, l’assoluta abnegazione con cui raccoglie e riordina indizi in un puzzle ben lontano dall’essere completato e che ha come origine un episodio accaduto durante la sua infanzia, quando – giocando a nascondino – si avventurò nella foresta dietro casa e mise un piede in fallo sopra un nido di calabroni. Allergico alle punture al punto che una soltanto sarebbe stata sufficiente ad ucciderlo, il piccolo Gansey si ritrova avvolto dagli insetti ma ha in dono una seconda occasione di vita da una voce che reputa appartenere a Glendower stesso. E nello stesso momento, sulla stessa linea, Noah Czerny muore, ingiustamente. Non mi è facile riuscire a capire questo ragazzo che, pur cercando di dosare le parole con attenzione, ferisce gli altri involontariamente e riesce a farsi amare in una maniera troppo genuina per poter essere semplice convenienza. Tuttavia neppure io posso nascondere di essere vittima – marginale, ci sono Raven boys molto molto molto più interessanti! – del suo fascino assassino. Un po’ bambinone, un po’ esploratore, a volte infantile e a volte straordinariamente saggio: Richard Gansey III, signore mie, il rampollo che tutte voi vorreste presentare a mamma e papà. Per poi scappare via, a godervelo tutto sui sedili di pelle del Catorcio.

L’albero li trascinò in una visione.
In questa visione, la notte spargeva riflessi luccicanti sull’asfalto bagnato e fumante, mentre il semaforo da verde diventava rosso. La Camaro era ferma su un marciapiede, e Blue sedeva alla guida. C’era un forte odore di benzina. Blue vide di sfuggita una camicia sul sedile del passeggero: era Gansey. Lui si protese sopra il cambio per premerle le dita sulla clavicola scoperta. Il suo respiro era caldo sul collo di lei.
Gansey, lo ammonì lei, ma si sentiva fragile e pericolosa.
Voglio solo fare finta, disse Gansey, soffiandole le parole sulla pelle. Voglio fare finta di poterlo fare.
La Blue nella visione chiuse gli occhi.
Forse non farà male se sarò io a baciarti, disse lui. Forse è solo se tu baci me…

Source: Pinterest.

 

Richard caro, niente paura: noi possiamo essere baciate tutte le volte che vuoi e l’unica preoccupazione che potremmo darti riguardo lo stato delle tue preziose polo nel momento in cui ti saranno strappate di dosso. Ok? Ok.


Lascia un commento

#12Paperboy – Fidanzati di carta

Diciamolo, tutte noi almeno una volta nella vita abbiamo amato spassionatamente e molto poco saggiamente un Peter Pan. Se siamo state fortunate, abbiamo giocato la parte della Wendy di turno che se lo è accalappiato per bene e se lo è portato via dall’Isola che non c’è come un simpatico souvenir. Se siamo state poco fortunate, piccole Giglio Tigrato, allora lo abbiamo guardato andare via con il cuore a pezzi e solo a distanza di anni siamo state capaci di ricordarlo senza sentirci morire un po’ dentro, pur con non poca tristezza e amarezza nel ripensare ai nostri giorni felici.
Perché Peter Pan è esattamente quel tipo di ragazzo che arriva e ti scombina la vita senza chiederti il permesso. Quello di cui non sai nulla, a parte qualcosa di terribile che ti è stato detto da qualcun altro, e che quando ti capita tra capo e collo si rivela essere tutt’altro – un groviglio confuso di energia, impazienza, tutto occhi brillanti e sorridi che scaldano il cuore. Non è che ti ruba il cuore: sei tu che glielo consegni spontaneamente, accecata da un amore che non sai gestire e a cui permetti di abbagliarti, di farti perdere di vista il mondo che ti circonda e, alla fine, persino te stessa. Con i suoi incredibili occhi blu, i capelli scompigliati, l’irrequietezza di un corpo fatto di pura energia, è una macchina spaccacuori ben rodata, che procede implacabile dispensando giornate di gioia abbagliante che si esauriscono in fretta. Il mondo è buio, senza Peter. Il mondo è vuoto, senza la sua ingombrante presenza, la sua avventatezza, la sua esuberanza. E lo stesso, non è difficile cogliere dietro lo scintillio esteriore, un’oscurità nascosta che ci attrae, inevitabilmente, e ci tiene legate più di quanto non sappia fare una risata cristallina. La solitudine, da cui è in costante fuga, e la paura che un giorno possa raggiungerlo lo tengono in costante movimento, lo rendono irraggiungibile a chiunque non abbia o le gambe molto molto molto lunghe o dei polmoni d’acciaio (amyche, correre è fondamentale per le più svariate ragioni: fa dimagrire e ci aiuta ad accalappiare paperboy di livello, facciamo che ci troviamo tutte assieme almeno tre volte a settimana per allenarci, ok? Ok. Vi aspetto). Peter Pan è complicato, più di quanto ci si possa aspettare, e questo ci piace. Ci piace tantissimo, così come ci piacciono le sue tenerezze inaspettate, il modo imprevisto che ha di piombare in casa nostra nel cuore della notte per scusarsi della sua impulsività, le cose straordinarie che riesce a dire quando meno ce lo aspettiamo. E ci piace anche quando ci abbandona, perché il modo che ha di farsi amare non conosce mezze misure. Ti resta dentro, tra le schegge del cuore che ti ha spezzato, anche nel momento in cui riesce ad aggiustarlo e rimetterlo tutto assieme.

How can I describe Peter’s face, the pieces of him that stick to my heart? Peter sometimes looked aloof and distant; sometimes his face was open and soft as a bruise. Sometimes he looked completely at Tiger Lily, as if she were the point on which all the universe revolved, as if she were the biggest mystery of life, or as if she were a flame and he couldn’t not look even though he was scared. And sometimes it would all disappear into carelessness, confidence, amusement, as if he didn’t need anyone or anything on this earth to feel happy and alive.

Peter Pan è il primo amore, e tutte noi ne abbiamo uno.
Quello di Jodi Lynn Anderson, fondamentalmente, è uno particolarmente ben riuscito.
CLAIMED! (cit.)


11 commenti

TRENTRATRÉ BLOG-TOUR – tappa finale.


Calendario

20 novembre: Anncleire su Please Another Book
23 novembre: @dituttocuore su Di Tutto Cuore
25 novembre: @ciaradh_ & @kiadalpi su Ikigai
28 novembre: @kikkasole su Testa e piedi tra le pagine dei libri
 1 dicembre: Erika su Wonderful Monster
5 dicembre: @maistatachiara di Chiara Legge Troppo


E dopo tutte queste meravigliose tappe, cos’altro resta da dire? Un sacco di cose, a dire il vero.
Su Michele, in particolare, e dovete credermi se vi dico che per tutta la lettura ho sentito formicolare questo post sulla punta di dita. Ma siccome non vorrei anticiparvi troppo, lasciamo da parte la questione per qualche momento: questa è l’ultima tappa del Trentratré Blog-tour e, se avete seguito le precedenti puntate, allora sapete che oggi avete la possibilità di aggiudicarvi una copia cartacea del meraviglioso Di carne e di carta, sempre di Mirya, aggiungendo l’ultimo indizio a quelli che raccolti e tentando la sorte.
Vi ricordo che per vincere è necessario lasciare un commento a questo posto indicando non solo la parola nascosta nelle immagini disseminate nelle varie tappe, ma anche cosa quelle immagini rappresentano. Avete tempo fino a LUNEDÌ 8 per risolvere gli enigmi, poi il vincitore sarà estratto e martedì saprete chi si porta a casa l’ambito premio – al fine di agevolarci le comunicazioni, ricordatevi di inserire anche la vostra email nel commento a questo post!

Avete già indovinato? No? Niente paura.
Avete tempo fino alla fine del post, per scovare la soluzione! Nel mentre, parliamo finalmente di cose serie. Perché è venerdì, e se mi seguite allora già sapete cosa succede il venerdì in questo blog: i maschietti sono dimenticati in un angolino e noi fanciulline ci dedichiamo ad un’abbuffata di bei pezzi di manzo cartacei per entrare nello spirito vacanziero – spero per voi, il mio è fatto principalmente di studio – del fine settimana alle porte. E quale miglior occasione per dare visibilità a questo romanzo di per sé già meraviglioso, se non puntando i riflettori su uno dei suoi protagonisti maschili? Signore e signore, ecco a voi…

Michele
Michele, come dire, è tanta roba.
Il bel proprietario del Fortuna, croce e delizia di tutte noi lettrici di Trentratré – non negate, lo so che anche voi siete vittime di questa malattia -, è il classico esemplare di uomo troppo bello per essere ma che come apre bocca ti vien voglia subito di zittirlo. A craniate. Perché si, il paperboy di questa settimana può tranquillamente essere definito come una capra di prima categoria, di quelli che giudicano ad una prima occhiata e sparano a zero sulla folla in via del tutto preventiva, perché potrebbe essere che in quella folla si nasconda un pazzo bombarolo, e non importa se poi salta fuori che in quella folla di pazzi bombaroli non ce ne era neanche l’ombra: nel dubbio, meglio evitare il rischio. Pecca un po’ di sensibilità, a voler esser gentili, ma se proprio vogliamo essere oneste il modo che ha di chieder scusa riesce decisamente ad eclissare tutte le sue carenze nell’ambito di cosa sia socialmente accettabile in un rapporto umano – tipo una minima base di fiducia, tanto per dire la più ovvia. Perché il signorino ti limona fino a farti dimenticare il motivo per cui ti ha fatta inferocire, proprio così. Ora, io non so voi, ma personalmente sarei per istituire una tradizione comune ispirata a questa sua peculiarità, perché solo D sa quanto soddisfacente possa essere un limone bello incazzoso quando si è arrabbiati o uno inaspettato dopo che una persona ti ha ferita, però c’è anche da dire che il troppo stroppa e che Michele, purtroppo, tende a stroppare un po’ troppo. Ma noi gli vogliamo bene, perché a differenza di Grace che lo scopre solo più tardi, sappiamo che è così zotico e testa dura unicamente perché cresciuto in un contesto famigliare dove nessun bambino dovrebbe crescere, e che è già un miracolo che sia venuto su così come è venuto, carenze sociali incluse, e quindi accettiamo tutto il pacchetto del brutto carattere senza colpo ferire. E in cambio, signore mie, Mirya ha pensato bene di propinarci uno degli uomini più tutto che il creato abbia mai ospitato nella sua cornice eterna e senza fine. Figo. Fi-go. Michele è davvero davvero davvero figo, così tanto che fin tanto che tiene la bocca chiusa – o la lingua impegnata a limonare – è difficile credere alla marea di pregiudizi che sanno venirne fuori, e a quanto orgoglio possa essere contenuto in un involucro così ben costruito. E alla fine, se proprio proprio proprio vogliamo dirla tutta, il fatto che sia così pieno di difetti non è che l’ennesima conferma della bravura di chi l’ha creato, che l’ha reso molto meno di carta e molto più vero di moltissime persone che ho attorno ogni giorno, tutti i giorni, e che a differenza di Michele non hanno il coraggio di rifiutare il male subito e rifiutare la possibilità di restituirlo al mondo per ripicca. E che, soprattutto, non sono fighe neanche la metà di questo signor manzo di carta. Col risultato che, neanche volendo, potrebbero permetterselo!

E in chiusura, una menzione speciale va al ReadAlong che potete seguire qui, con aggiornamenti quotidiani e riflessioni davvero di spessore su un romanzo che, inutile negarlo, ha conquistato chiunque lo abbia letto. Ma senza privarvi del piacere della lettura delle riflessioni che potete trovare sulla pagina di Slytherin’s roses, quello che voglio portare alla vostra attenzione è lo straordinario lavoro grafico che le accompagna. Karin, noi non ci conosciamo, ma se mai dovessi un giorno decidere di autopubblicarmi qualcosa, io vorrei che fossi tu a creare la copertina, D mi è testimone!
Un banner al giorno, per trentatré giorni: qua ce ne sono alcuni, gli altri lascio a voi la meraviglia di scoprirli.

10836420_815396898523941_121423120_n10836382_815396931857271_1917505848_n10814130_815396421857322_315162931_n10816177_815396625190635_1490859874_n10818828_815397208523910_2065580456_n10818857_815396798523951_1351592036_n


Mirya è indiscutibilmente nata; altrettanto indiscutibilmente vive, per puro caso a Ferrara, con il figlio e il marito. Il suo desiderio di includere nel nucleo familiare il kindle si è scontrato con la definizione di essere umano, che pare non potersi estendere al reader, nonostante esso risulti più utile e affezionato di alcuni cosiddetti esseri umani.
Sempre a Ferrara, per non ammorbare il resto del mondo, Mirya insegna le materie umanistiche e la sopportazione del dolore agli alunni liceali, celandosi dietro al suo reale nome anagrafico che, come tutte le cose reali, non dice nulla della realtà.

Facebook  |  Twitter  |   Efp   |  Blog



1 Commento

#10 Paperboy – Fidanzati di carta

Ieri a pranzo mi è capitato discutere pseudo seriamente di blog, rubriche, visibilità e strategie di comunicative con Angie (che non scrive di libri, ma di cose altrettanto interessanti su The Bottom Up). Dico pseudo seriamente perché sì, è vero, noi queste cose in linea teorica le studiamo, ma poi come si fa a metterle in pratica è un altro paio di maniche – e poi, comunque, che vi aspettate da due amiche che non si vedono da inizio settembre e che hanno mesi su cui aggiornarsi? Serietà? Un po’, ma non troppa! – e tutto quello che stiamo facendo, lo stiamo facendo andando un po’ a tentoni, un po’ a caso, molto spesso a naso. Io, per lo meno, perché quando Angie mi ha detto che il venerdì, il sabato e la domenica sono giornate in cui postare non ha troppo senso perché le persone filano meno il web, io ho pensato – e ho detto – “Ma come! I post del venerdì sono quelli che ricevono più commenti, in genere!”.
Eh, potere del paperboy, direte voi. Eh. Vedremo, dico io. Vedremo se anche questa settimana il miracolo del nostro aperitivino ormonale pre-weekend opererà la sua magia o meno! Nel frattempo, però, vorrei ringraziare di tutto ❤ le sessanta persone che hanno seguito questo blog: è una cosa bellissima svegliarsi al mattino e trovare un numero tondo tra le notifiche dell’app di WordPress – grazie!

Trevor Knight
Il principe azzurro ha barattato il cavallo bianco con una Maserati, poco da fare. E ha anche ceduto il suo buon carattere con una zucca dura che in più di un’occasione vi farà uscire sceme, arrabbiate, pestare i piedi per la frustrazione e storcere il naso di sdegno; sarà prevaricante, per niente rispettoso dei vostri desideri perché i suoi vengono prima di ogni altra cosa e cercherà in tutti i modi possibili di imporvi la sua volontà perché diciamolo, Trevor Knight il complesso di onnipotenza ce l’ha piuttosto radicato. Probabile, addirittura, che da qualche parte nel suo estremamente funzionante cervellino si sia radicata la convinzione che Dio, se avesse davvero fatto le cose per bene, le avrebbe fatte a immagine e forma delle sue idee. O avrebbe avuto quantomeno la decenza di delegargli il grosso dei lavori.
Giovane, rampante avvocato di grido di Chicago, direttore part time di una scuola materna estremamente all’avanguardia, la sua creatrice – Ella M. Endif – lo descrive così:

È un macho […]. Ma c’è qualcosa di più.
È sfrontato, schietto, diretto ma non volgare.
È abituato al controllo sulla realtà che lo circonda, anzi spesso tende ad esserne ossessionato.
È perseverante, subdolo e calcolatore. Raramente è impulsivo.
È un edonista e un prevaricatore.
È pratico e razionale, schivo riguardo i legami affettivi stabili (tipo quelli famigliari).

E per rincarare un altro po’ la dose, niente popò di meno che Mirya sostiene che “Trevor è un idiota, in quanto dotato di cromosoma ipsilon”, e io davvero non mi sento di darle torto. Perché Trevor è un idiota a tutti gli effetti, completamente imbevuto in una mentalità da uomo delle caverne che, a colpi di clava (beh, nel suo caso sono le parole ad essere un’arma eccezionale), va a reclamare la sua donna come fosse un pezzo di carne da caricarsi in spalla e riportare alla caverna. Ma per quando l’idea di essere presa e caricata in spalla al suddetto omaccione dalla lingua affilata possa risultare allettante, lui sa meglio di noi quanto questo non sia più socialmente accettabile. E quindi che fa? Oh, questa vi piacerà. Vi sbatte al muro. O al pavimento. Tendenzialmente alla camera ci si arriva, ma al letto no. EBBENE SI, signore mie, il principe del foro da spettacolo persino in camera da letto. Gli riesce bene, benissimo, alla grande. Gli piace un sacco ed è pure bravo e per quanto la cosa possa sembrare ovvia, va ribadita, perché fin tanto che non ci sbatti il muso contro non puoi davvero saperlo. Trevor Knight è bravo. Ed è pure bello, ovviamente, con quel filo di barba che punge le guance e occhi grigi – chi sa resistere agli occhi grigi? Io no di certo, specie se a portarli con tanta disinvoltura è uno squaglia-mutande di professione -, sempre curatissimo e impeccabile, che indossi completi firmati o un paio di jeans strappati. Se poi non indossa proprio nulla, ecco, non stiamo certo a lamentarci, ma il punto è che questo signore qui presente, il paperboy di questa nebbiosissima settimana, può permettersi tutto quello che gli pare che tanto la nostra prima reazione sarà sempre e comunque un sospiro trasognato e poi il sogno di esser prese e incantonate di cattiveria per beccarci pure noi il limone a sorpresa che, dall’alto della sua discutibile arroganza, decide di appioppare a Loreline dopo averla incrociata al supermercato*.
Mi sento in dovere di aggiungere che io, al supermercato, al massimo ci trovo nonnini tremolanti e nonnine che pensano bene di sfruttare il mio esser alta per farsi tirar giù pacchi di biscotti dagli scaffali, ma una volta che un Trevor Knight sia sbucato dal nulla per limonarmi come non ci fosse un domani.

Le dita di Trevor iniziarono a spostarsi con delicatezza sul legno liscio, ma gli occhi restarono nei suoi.
Ti supplico, non fare con la bocca quella cosa che fai sempre.
…e le labbra gli si incurvarono in un mezzo sorriso, mentre la mascella si muoveva un po’, suggerendo con chiarezza il movimento appena avvenuto nella bocca.
Ryan deglutì. Non può andare peggio di così.
“E’ un amplesso”, spiegò lui sereno.
Come non detto.


 

 

*Non entro del merito di cosa significhi arrivare a conoscere quest’uomo dall’acume incredibile, divertente e a suo modo straordinariamente generoso, protettivo e attento a tutto ciò che lo circonda, perché se è vero che buona parte di questo post è impostata al negativo nella speranza di farvi sorridere, c’è sempre un’altra faccia della medaglia, e questa faccia nel caso di Trevor non solo è bellissima a vedersi, ma fa bene al cuore. Quindi no, non entro nel merito. Lascio a voi il piacere di innamorarvi di questo personaggio complesso e interessantissimo.


2 commenti

#9 Paperboy – Fidanzati di carta

Questa cosa del pubblicare post subito dopo aver fatto colazione, ve lo dico, mi fa sentire straordinariamente professionale. Come se fossi una blogger seria, awwww! Peccato poi i contenuti mi riconfermi la cretina che son sempre stata, direte voi. E avete ragione, vi dico io. Ma è venerdì ragazzi, dopo aver passato tutto il mercoledì sera a scrivere una recensione difficilissima e ieri essermi, nell’ordine, massacrata palmi, polsi e avambracci con una kettlebell, consumato una cena tristissima a base di carote e uno stracchino mezzo andato a male, aver trovato il cellulare con il vetro completamente spaccato quando è rimasto tutta la sera dentro la mia borsa e aver visto gli Spritz for Five (e vi dico subito che canto nel loro coro, se non vi piacciono meglio non farmelo sapere che sono pure intollerante, tra le altre cose :P) esclusi da XFactor a causa dell’ego senza fine del giudice che avrebbe dovuto valorizzarli… cosa stavo dicendo? Ah già, è venerdì. È venerdì e converrete con me che un po’ di beneducate frivolezze (cit.) sono quanto mai gradite. Quindi, senza ulteriori indugi, ecco a voi il Paperboy di questa settimana!

Draco Malfoy
Perché amare Draco Malfoy? Perché probabilmente è uno dei personaggi più bistrattati di tutti i sette libri della saga che mi ha accompagnata tra infanzia e adolescente, consegnandomi al mondo ormai giovane donna in perenne attesa di un gufo che portasse la mia lettera di ammissione a Hogwarts. Ma la Scuola di Magia e Stregoneria più famosa al mondo non è l’unico motivo per cui incolpo la Rowling e le appioppo la responsabilità di avermi rovinato la vita, no. La cara Joanne mi deve anche un grosso, grossissimo favore per ripagarmi della sofferenza che è stata leggere Draco Malfoy e sapere che non sarebbe mai arrivato alla gloria che gli sarebbe spettata di diritto. No, non sono fautrice di teorie complottistiche che vedono il bel biondo Serpeverde esautorare il ruolo di protagonista di Harry Pot— ok, lo sono. La mia antipatia per Potter è cosa nota, così come il mio essere dichiaramente pro Dramione, ma non essendo qui per parlare di Fanfiction che meglio danno sfogo alla mia brama di un Malfoy non maltrattato, chiudo qui la parentesi e arrivo al punto.
E il punto, amiche mie, è che Draco Malfoy è un paperboy. Più precisamente, è il paperboy di questa settimana e oserei dire che con i suoi capelli biondi, gli occhi grigi e l’alterigia dei nati nobili se lo è più che meritato. Nato il 5 maggio 1980, è l’erede di due delle più antiche famiglie purosangue del mondo magico, i Malfoy e i Black (cosa che lo imparenta con un altro signor paperboy, aka Sirius Black, a riprova che buon sangue non mente), e di fatto la sua intera vicenda si può riassumere così: si è sempre trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ora, wikipedia mi informa che la cara vecchia JK si è sempre mostrata molto inquietata dall’attaccamento che noi fan abbiamo dimostrato nei suoi confronti, che trovava un pelo inquietante l’aura di romantico decadentismo con cui l’abbiamo circonfuso, ma oh vecchia! L’hai creato tu così irrimediabilmente sfigato nelle amicizie, nella famiglia e nella sorte. Non noi. La nostra unica colpa è l’essere sensibili alla sua bellezza maledetta, alla sua sottile perfidia, al fascino che solo i Serpeverde sanno e possono avere. E poi, beh, Savannah ci ha messo del suo e Mirya pure, e come loro tantissime altre autrici di fanfiction che sono tipo dei capolavori che vorrei avere nel Kobo e rileggere a giornate alterne. La verità è che se c’è un personaggio, nella saga di Harry Potter, che permette di viaggiare con la fantasia e fantasticare su come sarebbe stargli accanto, questo è proprio Draco. Non Harry, così tragicamente innamorato di Ginny, non Ron, così tragicamente innamorato di Hermione. I gemelli Weasley, ecco, è molto probabile che li ritroveremo su questi schermi a breve, ma è lui il vero vincitore di questa gara da me indetta e da me giudicata.
Perché non è un buono, non potrebbe mai esserlo, ma non è neppure un cattivo: Draco rimane sempre incastrato a metà tra le due cose, in cerca molto probabilmente di una via di fuga dallo stallo in cui è costretto sin dal giorno in cui è nato. Schiacciato da un padre dall’orientamento politico molto più che definito, combattuto dal desiderio di emulazione e dalla voglia di essere qualcosa di diverso, costretto poi a fare qualcosa che non vuole perché altrimenti ne sarebbe andata della sua vita, non è nemmeno un anti-eroe: è il ragazzo normale, un po’ confuso, che è cresciuto con una precisa visione delle cose e che con il tempo magari l’ha pure messa in discussione, ma mai ha potuto davvero liberarsene, essere libero, essere se stesso. E lasciatemi dire che tutto questo potenziale è stato ampiamente sviluppato all’interno del fandom e io ho solo cuori per chi gli ha reso giustizia, regalandogli una dignità che nei libri è sempre stata un po’ calpestata e bistrattata.
Purtroppo non ho citazioni con cui chiudere questo post, i cartacei sono materialmente irragiungibili a più di 300 km da me, e so anche per certo che non troverei nulla che possa adattarsi allo stile della rubrica – spero possiate perdonarmi, e perdonare la deriva quasi seria che questo post ha imboccato, ma Draco è davvero un personaggio che mi sta a cuore e che amo moltissimo. Non è colpa sua se l’intera saga è sostanzialmente raccontata dal punto di vista dei Grifondoro che lo odiano! E poi è gnocco. E a noi questo interessa.


Lascia un commento

#6 Paperboy – Fidanzati di carta

Lo so che in realtà questa rubrica è l’unica che vi interessa, che credete? È anche la mia preferita, del resto. Un po’ perché cade di venerdì, quando il weekend è ormai alle porte, e un po’ perché l’argomento di cui tratta è un po’ una mia grande debolezza in quanto lettrice. Ma ehi, chi vogliamo prendere in giro? I paperboy piacciono, poco da fare. E questa settimana… beh, lasciamo stare. C’è poco da dire su di lui. Godetevelo tutto, e godetevi il fine settimana in arrivo!

Legolas di Bosco Atro
Alziamo il tiro, belle donzelle. Questa volta puntiamo a un manzo di sangue reale e, come se l’essere l’erede di uno dei reami più vasti della Terra di Mezzo non fosse abbastanza, per di più elfo. E se voi come me siete parte del glorioso #TeamElfi, allora non ho bisogno di spiegarvi perché questo attributo, nello specifico, faccia vincere al nostro prode cavaliere tutto quello che si può vincere al mondo, e a mani basse. Ma non siete ancora dei nostri, lasciate che vi illumini a riguardo: gli elfi sono fighi. Ma fighi non come può esserlo un comune mortale, no. Loro stanno ad un livello di fighezza che si può definire unicamente come “ultraterreno”, rasentano una perfezione che non è solo fisica, no. Perché sono degli stronzi, consapevoli di essere baciati dalle stelle, di essere la stirpe prediletta dagli dei, di potersi permettere di guardare dall’alto in basso noi poveri esseri inferiori. E non neghiamolo, questo atteggiamento assolutamente sprezzante a noi piace. Ci piace, e ci piace anche il fatto che lo stesso modo di fare su qualcun altro ci farebbe venir voglia di prendere questo fantomatico altro a calci nel sedere da qui all’eternità. Ma essendo un elfo, Legolas può. E lo fa alla grande, lasciatevelo dire.
Dicevamo: manzetto di stirpe reale, bello bello in modo assurdo, alto, orecchie a punta, occhi che vedono più di quanto non sembri, la delicatezza di spirito che è propria della sua stirpe mescolata all’acuta stronzite che è – anche questa – propria della sua stirpe. Eroe della Terra di Mezzo, membro originario della Compagnia dell’Anello. Guerriero formidabile, tira con l’arco che, lasciatevelo dire, attizza come poche altre cose nella vita, e se non è l’arco allora sono due pugnaloni fichissimi che davvero, ma devo proprio dirlo? Non è un caso che il web sia pieno di fanfiction zeppe di facili sentimenti tra lui e banalissime ragazzotte umane senza arte né parte: noi tutte aspiriamo alla sua mano. E non solo a quella, coff. Cammina leggero come un gatto sulla neve, è un maratoneta nato, ha i capelli sempre a posto e anche quando è coperto di fango e sangue dalla testa ai piedi ci fa partire un picco ormonale che metà basta. Perché lui può. Perché Legolas di Bosco Atro è qualità superiore e non c’è davvero fine ai motivi per cui è nostro preciso dovere amarlo come e persino più di quanto merita.

Frodo levò lo sguardo sull’Elfo che lo sovrastava, alto, con gli occhi fissi nel buio, alla ricerca di un bersaglio da colpire. Scura era la sua testa, e cinta da una corona di stelle bianche ed aguzze che luccicavano nei neri stagni del cielo dietro di lui.

Legolas gave me unrealistic expectation about men.
Un po’ come le principesse Disney con i capelli.