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Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


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#12Paperboy – Fidanzati di carta

Diciamolo, tutte noi almeno una volta nella vita abbiamo amato spassionatamente e molto poco saggiamente un Peter Pan. Se siamo state fortunate, abbiamo giocato la parte della Wendy di turno che se lo è accalappiato per bene e se lo è portato via dall’Isola che non c’è come un simpatico souvenir. Se siamo state poco fortunate, piccole Giglio Tigrato, allora lo abbiamo guardato andare via con il cuore a pezzi e solo a distanza di anni siamo state capaci di ricordarlo senza sentirci morire un po’ dentro, pur con non poca tristezza e amarezza nel ripensare ai nostri giorni felici.
Perché Peter Pan è esattamente quel tipo di ragazzo che arriva e ti scombina la vita senza chiederti il permesso. Quello di cui non sai nulla, a parte qualcosa di terribile che ti è stato detto da qualcun altro, e che quando ti capita tra capo e collo si rivela essere tutt’altro – un groviglio confuso di energia, impazienza, tutto occhi brillanti e sorridi che scaldano il cuore. Non è che ti ruba il cuore: sei tu che glielo consegni spontaneamente, accecata da un amore che non sai gestire e a cui permetti di abbagliarti, di farti perdere di vista il mondo che ti circonda e, alla fine, persino te stessa. Con i suoi incredibili occhi blu, i capelli scompigliati, l’irrequietezza di un corpo fatto di pura energia, è una macchina spaccacuori ben rodata, che procede implacabile dispensando giornate di gioia abbagliante che si esauriscono in fretta. Il mondo è buio, senza Peter. Il mondo è vuoto, senza la sua ingombrante presenza, la sua avventatezza, la sua esuberanza. E lo stesso, non è difficile cogliere dietro lo scintillio esteriore, un’oscurità nascosta che ci attrae, inevitabilmente, e ci tiene legate più di quanto non sappia fare una risata cristallina. La solitudine, da cui è in costante fuga, e la paura che un giorno possa raggiungerlo lo tengono in costante movimento, lo rendono irraggiungibile a chiunque non abbia o le gambe molto molto molto lunghe o dei polmoni d’acciaio (amyche, correre è fondamentale per le più svariate ragioni: fa dimagrire e ci aiuta ad accalappiare paperboy di livello, facciamo che ci troviamo tutte assieme almeno tre volte a settimana per allenarci, ok? Ok. Vi aspetto). Peter Pan è complicato, più di quanto ci si possa aspettare, e questo ci piace. Ci piace tantissimo, così come ci piacciono le sue tenerezze inaspettate, il modo imprevisto che ha di piombare in casa nostra nel cuore della notte per scusarsi della sua impulsività, le cose straordinarie che riesce a dire quando meno ce lo aspettiamo. E ci piace anche quando ci abbandona, perché il modo che ha di farsi amare non conosce mezze misure. Ti resta dentro, tra le schegge del cuore che ti ha spezzato, anche nel momento in cui riesce ad aggiustarlo e rimetterlo tutto assieme.

How can I describe Peter’s face, the pieces of him that stick to my heart? Peter sometimes looked aloof and distant; sometimes his face was open and soft as a bruise. Sometimes he looked completely at Tiger Lily, as if she were the point on which all the universe revolved, as if she were the biggest mystery of life, or as if she were a flame and he couldn’t not look even though he was scared. And sometimes it would all disappear into carelessness, confidence, amusement, as if he didn’t need anyone or anything on this earth to feel happy and alive.

Peter Pan è il primo amore, e tutte noi ne abbiamo uno.
Quello di Jodi Lynn Anderson, fondamentalmente, è uno particolarmente ben riuscito.
CLAIMED! (cit.)

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