Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


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Recensione: “Forse un giorno”, Colleen Hoover.

La recensione dei nonostante, ecco come si dovrebbe intitolare questo post. Un po’ sofferta, buttata fuori di getto, probabilmente farcita di refusi: vi offro tutta la mia impulsiva onestà, senza giri di parole, per un romanzo che ha fatto un sacco di rumore. Lo state seguendo il blog-tour? No? Beh, fatelo: avete la possibilità di vincere una copia cartacea, solo per questo – dico io – vale la pena seguire tutte le tappe. Scoprirete, tra le altre cose, che sono pure un sacco interessanti…!

Titolo: Forse un giorno (Maybe #1)
Titolo originale: Maybe someday (Maybe #1)
Autore: Colleen Hoover
Editore: Leggereditore
Pagine: 327
Anno: 2015

Sydney Blake, un’aspirante musicista di vent’anni, ha una vita invidiabile: frequenta il college, ha un buon lavoro, è innamorata del suo meraviglioso ragazzo Hunter e convive con la sua migliore amica Tori. Ma tutto cambia quando scopre che Hunter la tradisce con Tori. Ora Sydney deve decidere che ne sarà della sua vita. È attratta da Ridge Lawson, il suo misterioso vicino. Non può staccargli gli occhi di dosso e non può fare a meno di starsene ad ascoltarlo mentre suona la chitarra sul balcone della sua stanza. La sua musica le dà armonia e vibrazioni. E anche Ridge non può far finta di ignorare che c’è qualcosa in Sydney: a quanto pare, ha trovato la sua musa. Quando, finalmente, si incontrano, scoprono di avere bisogno l’uno dell’altra…
Dall’autrice bestseller del New York Times Colleen Hoover, un’appassionata storia di amicizia, tradimento e romanticismo, sulle note di una musica che ispira una giovane donna e la aiuta a raccogliere i pezzi della propria vita.

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Recensione: “Trevor”, James Lecesne.

Titolo: Trevor: non sei sbagliato, sei come sei.
Titolo originale: Trevor: a novella.
Autore: James Lecesne
Editore: Rizzoli
Pagine: 106
Anno: 2014

Sinossi
Trevor, tredici anni, è un inguaribile ottimista, una spirito effervescente ed entusiasta, un artista in erba che con la sua vita sogna di cambiare il mondo, proprio come Lady Gaga. A scuola, però, le sue passioni iniziano ad attirargli battutine e insulti, che nella sua limpida ingenuità Trevor non capisce, e così facendo contribuisce a rinfocolare. Abbandonato dagli amici, frainteso dal mondo degli adulti, genitori compresi, Trevor si ritrova presto affibbiata l’etichetta di gay. Una storia che si ripete spesso in molte scuole del nostro Paese. Per fortuna, però, nel caso di Trevor questo è solo l’inizio.

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MiniReview: “La cerca del Drago”, Anne McCaffrey.

Titolo: I Dragonieri di Pern/La cerca del drago (Pern #2)
Titolo originale: Dragonquest (Pern #2)
Autore: Anne McCaffrey
Editore: Nord
Pagine: 466
Anno: 1971

Giudizio: ★★★★☆

Sinossi
Ogni duecento anni il pianeta Pern viene sfiorato da uno strano corpo celesteche, propagando spore minacciose, distrugge tutto ciò con cui viene incontatto. Per scongiurare questa ciclica catastrofe i coloni hanno creato unanuova specie: i Draghi, possenti creature alate che solcano i cieli in unadimensione attraverso lo spazio e il tempo. Ma ultimamente i Fili invasori sembrano avere cambiato strategia: giungono dallo spazio interplanetario aintervalli sempre più imprevedibili e ciò rende sempre più difficileincontrarli a mezz’aria, a cavallo dei Draghi, per distruggerli. Ma, se i Draghi sono in grado di viaggiare attraverso lo spazio e il tempo, perché non organizzare una spedizione sulla Stella Rossa per sbaragliare i nemici?

Nel momento in cui ho posato il primo volume di questa saga immensa, sapevo già con certezza che mi sarei fiondata sul secondo e che non lo avrei mollato fino alla sua conclusione. La cerca del drago è un romanzo che parla, sopra ogni altra cosa, di scoperte, scientifiche e personali, modulandone il racconto attraverso una maggiore focalizzazione su personaggi rimasti all’ombra di F’lar e Lessa, i protagonisti indiscussi del primo volume: F’nor, il fratello del comandante del Weyr di Benden, e Brekke, una delle Dame del Weyr di Fort. Mentre il loro rapporto evolve alla luce di un sentimento ancora acerbo, gli abitanti di Pern riscoprono le tecnologie dei coloni originari, vengono a conoscenza delle – adorabilissime, e ne voglio una grazie – lucertole di fuoco, s’ingegnano a loro volta in nuove invenzioni e si adoperano per recuperare conoscenze credute perdute. La lotta ai Fili è onnipresente, come ne Il volo del drago, ma questa volta il nocciolo della questione è politico piuttosto che organizzativo e ha il suo fulcro nell’acre dissenso scaturito tra due visioni contrastanti – quella dei Dragonieri e degli Antichi Dragonieri, portati nel tempo presente da Lessa. Non c’è una trama vera e propria (per questo non ho cercato di riassumerla, mica me ne son dimenticata!), quanto piuttosto un concatenarsi di piccoli episodi che suggeriscono più l’impressione di una quotidianità che non una vicenda con un inizio e una fine ben definiti – al solito, si conferma la mia regola personale in base alla quale il secondo libro è sempre un libro di passaggio, e di conseguenza è più brutto di tutti gli altri perché serve a collegare due momenti distinti. C’è stato persino un momento in cui mi sono chiesta se la McCaffrey avesse davvero ancora qualcosa da dire, sul suo universo, o se avesse scritto unicamente per il gusto di farlo. Il libro risente, in una certa misura, della mancanza della continua tensione che ha caratterizzato Il volo del drago, non fosse che, se non altro, la presenza delle lucertole di fuoco riequilibra in buona misura la marginalizzazione dei draghi veri e propri. Al di là di tutto è un bel libro, che si legge rapidamente e che in maniera un po’ goffa risponde un po’ a tutti i grandi interrogativi rimasti in sospeso alla conclusione del primo romanzo del ciclo. E, al contempo, non manca di aprirne altri, lasciando a Il Drago bianco il compito di trovar loro una giusta chiusura.
Un episodio particolarmente straziante? Il primo volo nuziale di Wirenth, compagna di Brekke. Difficile dimenticare la drammaticità di quelle pagine, dove lo strazio, la pena, la rabbia e la desolazione sono tratteggiate con una delicatezza strepitosa.


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Mini-review: “Mentre fuori nevica”, Sarah Morgan.

Titolo: Mentre fuori nevica
Titolo originale: Sleigh bells in the snow
Autore: Sarah Morgan
Editore: Harlequin Mondadori
Pagine: 304
Anno: 2014

Sinossi
Kayla Green odia il Natale. Farebbe qualsiasi cosa per evitarlo del tutto, così, quando le si presenta l’occasione di lavorare durante le vacanze, la coglie al volo. Kayla è un mostro sacro delle pubbliche relazioni, e ora dovrà occuparsi di una struttura alberghiera di lusso in montagna. Perfetto! Quello che non sa è che l’impresa del suo cliente, Jackson O’Neil, è a conduzione familiare, che lì tra montagne innevate e addobbi di stagione il Natale è più presente che mai, e che l’atmosfera è calda, accogliente e decisamente festiva. Inoltre, a rendere più coinvolgente e inebriante il suo soggiorno tra i monti ci si mette pure questa intensa e fastidiosa attrazione per Jackson. Un’attrazione che la porterà chissà dove. Ma certo non a letto con lui. O sì?

Decisamente il libro più bello che abbia letto durante prima delle vacanze di Natale. Non che avessi bisogno di una spintarella, per entrare in atmosfera natalizia… al contrario di Kayla Green, biondissima grinch delle pubbliche relazioni, inizio a smaniare per i canti, le lucine e i pacchi ben prima che diventi socialmente accettabile ordinare compulsivamente maglioni con motivi a renne online. Ed è stato strano, all’inizio, ritrovarmi a leggere di qualcuno che, al contrario, ha quasi paura di questo frenetico periodo dell’anno e cerca ogni scusa possibile per evitarlo. Proprio perché in fuga dal Natale (presente e degli anni passati), Kayla accetta di passare le feste a lavorare in uno splendido resort di lusso, per conoscere meglio i suoi nuovi clienti. Caso vuole, però, che la situazione non sia affatto semplice come l’aveva programmata e che, tra nonni scorbutici, madri invadenti, panorami mozzafiato e un Jackson O’Neill che – mannaggia a me – avrebbe dovuto vincere il titolo di Mr. Paperboy a mani basse e senza colpo ferire, il Natale saprà coglierla impreparata e, sopra ogni altra cosa, stupirla, insegnandole che non tutte le decorazioni vengono per nuocere e che un regalo non necessariamente è qualcosa da scartare. Al limite, infatti, lo si può anche spogliare…
Cosa dire? Questo romanzo scalda il cuore. Si ride, ci si commuove, ci si indigna e ci sente lo stomaco tutto aggrovigliato per l’eccitazione. Non è un capolavoro, è una romance. Ma è molto dolce, è piacevole come scivolare in una vasca d’acqua bollente dopo una lunga giornata al freddo ed è bello sapere di poter fare affidamento su un romanzo che è la perfetta garanzia di un’evasione da sogno dalla realtà. Solo un’altra autrice è riuscita a regalarmi il desiderio di vivere in un romanzo, ed è Nora Roberts. Sarah Morgan, inutile dirlo, aspetto i prossimi volumi della saga per vedere se la magia continua o se è destinata a rimanere concentrata in questo unico volume! Jackson e Kayla sono bellissimi e sono anche due grandissimi testoni che s’inseguono più o meno consapevolmente, prendendosi a testate lungo la via pur di non cedere all’attrazione incredibile che li lega l’uno all’altra. Per come la vedo io, se potessi mollerei tutto per andare a lavorare allo Snow Crystal. Voci di corridoio dicono che Jackson abbia un gemello niente male, e se proprio lui non vi garba, c’è anche un terzo fratello, ex campione di sci, ancora libero sul mercato. A buon intenditore…!


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Recensione: “Il volo del drago”, Anne McCaffrey.

Titolo: Il volo del drago (Il ciclo di Pern #1)
Titolo originale: Dragonflight (Pern #1)
Autore: Anne McCaffrey
Editore: Nord
Pagine: 368
Anno: 1968

Sinossi
Il terzo pianeta di Rubkat era un luogo splendidamente adatto alla vita. Non appena l’uomo lo aveva scoperto si era affrettato a colonizzarlo. La prima spedizione che si era insediata sul pianeta Pern non aveva badato allo strano corpo celeste che descriveva un’orbita attorno ad esso. Ogni duecento anni quel mondo vagante riproponeva la sua minacciosa presenza e fu per questo che i coloni di Pern avevano creato una nuova specie: i Draghi. Essi erano in grado di fronteggiare la minaccia proveniente dallo spazio. Occorrevano però facoltà mentali superiori per allevare e addestrare un Drago, così si sviluppò l’ordine dei Dragonieri che finì per costituire una razza a sé e divenne protagonista di una serie di avventure che si trasformarono in leggenda.

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