Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


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#9 Sunday bumbling!

Inutile raccontarci frottole, bestioline: manco da troppo tempo per potermi nascondere dietro un momento di debolezza e per come sono fatta io non sono capace di raccontare bugie né a voi né a me stessa. Questa cosa stranissima che è la vita mi ha portata ad affrontare sentieri nuovi, sentieri tortuosi, sentieri che mi portano via tanto tempo ed energie ma che sto amando spassionatamente – non ci provo neanche a negarlo, mi sto spingendo ben oltre il bozzolo sicuro che negli anni mi sono costruita e lo sto facendo con un senso di soddisfazione di cui ho patito la mancanza, nell’ultimo periodo.
Questo blog mi ha aiutata moltissimo, negli ultimi due anni, e non vi sto dicendo che non ci metterò mai più mano. Leggo sempre, con ritmi meno serrati e molte meno pressioni sulle spalle, e di libri mi piace sempre parlare. Solo non ho tempo, né modo – attualmente sono sprovvista di connessione internet in casa – per poterlo fare qui. Per questo motivo ChiaraLeggeTroppo si mette in pausa. Se vogliamo parlare di colpe, ammesso che di colpe si possa parlare, sono tutte quante mie che non ho la dedizione che questo impegno richiede. Probabilmente sono troppo pigra, probabilmente sono poco motivata – possiamo girarci attorno tutto il giorno ma lo stato delle cose non cambia: potrei ritagliarmi del tempo, in questo momento, per scrivere i post della settimana, ma fuori c’è il sole e ho voglia di stare all’aria aperta; preferisco cercare qualcuno con cui fare due chiacchiere o andarmene al parco a leggere qualche pagina seduta sull’erba.
Ci tengo però a ringraziarvi per tutta la fiducia che mi avete accordato, potessi abbracciare una ad una tutte le persone che hanno deciso di seguire questo angolo di web lo farei – facciamo finta che lo abbia fatto davvero! -, così come non esistono parole per esprimere la gratitudine nei confronti di autori e case editrici con cui ho avuto il piacere di interagire negli ultimi mesi. Questo blog è stata un’avventura bellissima, una scuola bellissima che mi ha aperto gli occhi su quello che mi piacerebbe fare nella vita e sugli obiettivi che spero, un giorno, di riuscire a raggiungere. Il presente mi impone però di metterlo in pausa, di farlo adesso, perché tutto quello che bussa alla mia porta merita attenzione e io questa attenzione voglio concederla.
Non è un addio, figuriamoci. Però vi saluto, vi bacio tutti e vi chiedo scusa per aver tribolato così a lungo prima di trovare il coraggio di scrivere queste due righe. Era giusto lasciarvele e sono felice di aver trovato tempo e modo per farlo.
Buon tutto, bestioline! Ci rileggiamo presto ❤


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#8 Sunday bumbling!

Buona domenica!
Da buona lettrice incallita, sono una ferma sostenitrice dei diritti imprescindibili del lettore, un elenco affatto banale stilato da Daniel Pennac. Tra questi, ce ne è uno in particolare che devo forzarmi di ricordare quando si presenta la necessità di applicarlo, un po’ perché mi sento in dovere nei confronti di chi l’ha scritto e un po’ perché ho la testa di coccio e quando mi metto in testa di fare qualcosa, o la faccio o è morte. Avete già capito di quale sto parlando? Bravi, il diritto di non finire un libro.
I motivi possono essere infiniti – noia, fastidio, incompatibilità, poco interesse, serve davvero citarli? – e sono uno più valido dell’altro: tra un libro e il suo lettore è fondamentale una certa chimica, un’attrazione a prima vista che incoraggi la lettura, ma dopo questo primo impatto è fondamentalmente che il libro sappia mantenere l’attenzione di chi lo legge, accompagnandone la fantasia fino all’ultima pagina. Quando questo viene a mancare, la lettura diventa un incubo. E leggere deve essere tutto tranne che un incubo, per quel che mi riguarda, per quanto sia difficilissimo chiudere un libro e ammettere che no, c’è qualcosa che non va. Quando poi si ha un blog, la situazione è ancora più complicata perché si instaurano ulteriori dinamiche sotterranee, che vanno dal “se non finisco il libro non ho una recensione da postare” al “eh, ma mi è stata chiesta una recensione, non posso mollare adesso!”, passando per il “no no no, me l’ha mandato una CE, non posso proprio”. Ragionamenti sbagliatissimi. A prescindere da tutto, leggere deve essere un piacere e deve rimanere tale anche se questo significa mettere un libro da parte e ammettere che non era quello giusto per noi.
Tutto questo per arrivare al cuore del post di oggi: libri che ho iniziato a leggere e che, per un motivo o per l’altro, ho abbandonato. Adesso vi spiego perché.

Jennifer L. Armentrout, Opal.
Terzo capitolo della saga Lux, terzo appuntamento con Kitty, Daemon e la loro combriccola di alieni teenager e adolescenti assolutamente nella media. I primi due capitoli li ho letti tutti d’un fiato, catturata dalla novità che gli alieni rappresentavano nel mio panorama di letture e dal continuo tira e molla emotivo tra i due protagonisti, e mi aspettavo grandi cose anche da questo volume.
Invece sono rimasta incredibilmente delusa dalla superficialità, dalla banalità, dall’assoluta mancanza di spessore che mi son trovata ad affrontare sin dalle primissime pagine. Non c’è stato feeling, con questo libro, e la situazione non è migliorata al punto che mi son ritrovata a cercare scuse per non leggere. Quando poi ho terminato un altro libro, mentre questo era ancora in lettura, mi sono arresa all’evidenza che questo libro non era cosa per me, che la prepotenza di Daemon e la stupida avventatezza di Katy mi infastidivano quasi quanto il rancore esagerato, per quanto giustificato, di Dee. Molte cose, del poco che ho letto, mi sono sembrate prevedibile e più il tempo passava, meno interesse avevo a scoprire cosa sarebbe successo poi.

Sasha L. Miller, Losing ground.
Libro richiesto e ottenuto su NetGalley perché totalmente innamorata della copertina – e sfido chiunque a dire che non sia bella! L’ho iniziato con grande entusiasmo, ma da subito ho iniziato a fare davvero fatica nonostante l’idea alla base sia meravigliosa e sulla carta ci sia tutto quello che in un romanzo mi interessa – magia, un contesto vagamente distopico/crepuscolare, la promessa di una romance tutt’altro che banale. Ho trovato il ritmo della narrazione lento, la scrittura pesante e difficile da digerire: le pagine non scorrevano mai, più leggevo e meno mi sembrava di progredire. Non so per quale motivo, non so se sia stata una mia carenza di attenzione o se ci fosse qualcosa che effettivamente non mi sconfinferava, ma proprio non ce l’ho fatta a farmelo piacere e alla lunga mi sono arresa all’evidenza che no, non era cosa per me, e tanto valeva essere onesta con me stessa e passare a qualcosa che mi interessasse molto di più, risparmiandomi un supplizio che sarebbe durato a lungo nonostante le cento pagine scarse del romanzo.

Thomas Melis, A un passo dalla vita.
Era inizio anno, quando sono stata contattata da questo autore emergente, se non addirittura fine dicembre: mi chiedeva una recensione del suo primo lavoro, un noir ambientato in una Firenze per me piuttosto inedita, e, per quanto già sapessi che non fosse il mio genere e che avrei potuto faticare non poco, ho accettato la lettura con l’entusiasmo di chi è alle prime armi. Sapevo a cosa andavo incontro, ma volevo disperatamente essere sorpresa da qualcosa molto al di fuori della mia confort-zone e in un certo senso non posso negare che non sia successo.
Si vede che c’è del lavoro, dietro questo romanzo. Che l’ha scritto qualcuno che conosce la città, che è stato pensato e costruito con una certa cura. Il mondo di Calisto, per quanto oscuro e a me assolutamente ostile, è un mondo che ha delle regole, una sua coerenza, e che denota una cura non indifferente per un emergente. Quello che mi ha impedito di concludere la lettura, insomma, non ha nulla a che vedere con un problema di trama o di stile di scrittura. Il mio problema riguarda fondamentalmente il campo d’affari del protagonista – la droga. Perché se c’è droga di mezzo, io non ce la posso fare. Sto male fisicamente, il solo pensiero risveglia in me un malessere fisico che mi rende insopportabile non solo la lettura ma anche la visione di determinati titoli solo perché la trama è intrecciata allo spaccio o al consumo di sostanze stupefacenti. E di droga ce ne è davvero tanta, in questo romanzo. Mi sono sforzata, in nome delle dinamiche sopra citate, di andare oltre, ma per quanto ci abbia messo tutta me stessa, alla lunga mi sono arresa all’evidenza e ho lasciato perdere: A un passo dalla vita è un bel libro, ma non fa per me.

Ad oggi questi sono gli unici tre libri abbandonati nel 2015.
Ci è voluto tempo per ammettere che non facevano per me, ma una volta fatto mi sono sentita sollevata: amiche lettrici, abbandonare un libro non è una sconfitta, ma un vostro diritto! Non abbiate timore di farlo, se qualcosa non vi va giù è giusto assecondare il vostro istinto: dopo tante letture, ormai sa qual è la cosa giusta per voi!


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#6 Sunday bumbling: (Happy) Birthday giveaway!

Sorpresa!

Vero, è il mio compleanno, ma quale occasione migliore per festeggiarlo assieme se non con un giveaway? Tanto più che la Rizzoli è stata così gentile non solo da rispondermi subito, ma anche da concedermi una copia di una delle loro ultime uscire, Via con te di Adi Alsaid. Non contenti – ma già lo sapete perché non son stata capace di tenermi la cosa per te -, me ne hanno pure inviato una copia regalo, infilandoci dentro il più bel post-it di auguri della storia dei post-it. Se tutto va come deve andare, domani avrò occasioni di ringraziarli di persona al Bologna Children’s Book Fair, ammesso sia in grado di orientarmi e trovare il loro stand. Come purtroppo un paio di blogger hanno avuto modo di scoprire ieri, decisamente l’orientamento non è il mio punto forte. Neanche con un navigatore impostato e attivo in mano. Coff.

Non voglio stare qui e costringervi a subire un bilancio dei miei ormai ventisei (!!!) anni – nonostante sia ormai scientificamente appurato che continuo a sembrare a malapena una ventenne -, è decisamente troppo off-topic e temo finirei con l’annoiarvi perché, ahimé, la mia vita è tutto fuorché avventurosa e va benissimo così. Sono fortunata, però, lo riconosco. Ieri pomeriggio ho incontrato Jennifer Niven, assieme ad un manipolo di coraggiosissime blogger che mi hanno fatto compagnia in una giornata al di fuori dell’ordinario, e ho avuto l’occasione di chiederle quello che tutte noi avremmo voluto chiederle, di constatare come dietro un libro dal messaggio meraviglioso si celi una persona ancora più meravigliosa, dal sorriso contagioso e di una dolcezza commovente. Non voglio anticipare troppo, c’è un post in cantiere che punto a riempire con le sue parole delicatissime e tutte le foto che mi riuscirà di trovare, ma poche esperienze – e ancor meno persone – mi hanno colpita tanto. Come se non bastasse, ho avuto al mio fianco una compagna d’avventura eccezionale, che ha fatto in mondo che il mio compleanno iniziasse venerdì pomeriggio nel momento in cui è scesa dal treno e si è aperta in un sorriso immenso. Quando questa mattina ho accompagnato di nuovo Annachiara in stazione, l’ho fatto con in gola quel misto di tristezza da saluto imminente e euforia incontenibile al pensiero di aver incrociato qualcuno di così speciale lungo un sentiero che sta costellandosi di nomi e volti da tener stretti.

Chiaraleggetroppo non è solo un blog, è un viaggio. Non so dove mi stia portando questa strada che si snoda da Trieste a Forlì passando attraverso lo schermo di un pc, e ammetto che la destinazione non è esattamente il primo dei miei pensieri. Cerco di godermi il più possibile questo girovagare di libro in libro, di persona in persona, costruendo incastri di parole che anche se non hanno una voce a scandirle sono tutte imbevute di quel che sono e quel che sento. Spero di riuscire a trasmettere qualcosa anche a voi, con le mie recensioni troppo lunghe e i paperboy che mi inseguono ovunque io vada, etichettandomi come la fangirl senza recupero che effettivamente sono. Spero di avervi ancora qui, lettori silenziosi, per molto tempo: la vostra presenza è una compagnia costante che mi stimola ad impegnarmi sempre di più e non vi scambierei con nulla al mondo.

Vi chiedo, però, di rompere il voto di silenzio e raccontarmi il vostro viaggio. Non ci sono form da compilare, per partecipare al giveaway. Vi chiedo soltanto di lasciare un commento qui sotto, raccontandomi qual è stato il viaggio che più ha lasciato un segno dentro di voi. Non mi importa se per farlo vi siete allontanati di mezzo metro o di duecento km da casa vostra, quel che conta è l’impronta che vi portate dentro. Avete tre giorno per farlo, ogni commento postato dopo la mezzanotte del 3 aprile non sarà considerato valido; il vincitore sarà estratto con un random.org e contattato prontamente dalla sottoscritta non appena rientrata in terra natia per le vacanze pasquali.

Ricapitolando:

1. Potete partecipare da oggi, 29 marzo, al 3 aprile 2015; 2. Per partecipare dovete commentare questo post, raccontandomi un viaggio che vi ha segnati dentro/insegnato qualcosa di importante; 3. A ciascuno di voi sarà assegnato un numero di default, che vi segnalerò sotto al vostro commento: il vincitore sarà estratto casualmente dal numero totale dei partecipanti;

In palio, una copia di Via con te, di Adi Alsaid. E direi che ho detto tutto quello che dovevo dire, quindi chiudo qui e vi do appuntamento a domani con la recensione di routine! Buona domenica, e buon viaggio ai viaggiatori!

Titolo: Via con te Titolo originale: Let’s get lost Autore: Adi Alsaid Editore: Rizzoli Pagine: 401 Anno: 2015

Hudson, Bree, Elliot e Sonia hanno un solo punto in comune: Leila, una ragazza che entra nelle loro vite con la sua auto rosso fiammante proprio nel momento in cui hanno più bisogno di aiuto. Leila è in viaggio verso l’Alaska per andare a vedere l’aurora boreale. Nel suo percorso attraverso gli Stati Uniti incontra Hudson, meccanico di una piccola città, che sembra pronto a gettare via i sogni di una vita in nome dell’amore. Poi Bree, una ragazza in fuga da se stessa che vive rubacchiando. E in seguito Elliot, che crede al lieto fine… finché la sua vita si scosta dalla sceneggiatura prevista. Infine Sonia che, perdendo il suo ragazzo, teme di aver perso la capacità di amare. Tutti e quattro trovano un’amica in Leila. E quando Leila li saluta per continuare il viaggio, le loro vite sono in qualche modo cambiate. Leila dovrà, invece, arrivare fino in Alaska per venire a patti con se stessa.


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#5 Sunday bumbling: Liebster award 2015

Buona domenica bestioline!
Questa settimana non c’è un argomento preciso su cui blaterare, ma una nomination da esibire con un certo orgoglio e un paio di domande a cui rispondere. La settimana è stata pienissima, nonostante abbia solo un corso e un laboratorio da seguire, motivo per cui trovo tempo solo ora per ringraziare Pam&Alex del pensiero: ogni volta che qualche blogger pensa a me nell’ambito di queste iniziative, l’emozione è sempre più di quella che si potrebbe pensare. ChiaraLeggeTroppo non è nato come un progetto a lungo a termine, quando l’ho aperto non avrei mai pensato mi permettesse di entrare in contatto con persone tanto diverse da me e allo stesso tempo straordinariamente simile. Nonostante il grande impegno che sta diventando e il tempo che ci vuole per cercare di offrire sempre e comunque determinati standard di qualità, è una gioia infinita a cui devo moltissimo e che mi sta dando tantissime soddisfazioni, sotto tutti i punti di vista. Ma prima di diventare eccessivamente emotiva, chiudo qui la parentesi smielata e mi lancio a capofitto nell’impresa di oggi!

Che cos’è “Liebster Award 2015”?

E’ un premio che viene conferito ai blogger al semplice scopo di farli conoscere in rete. I blog nominati avranno a loro volta il compito di conferire il premio ad altri blog, e così via. In questo modo ci sarà la possibilità di conoscere, magari, qualche angolino ancora inesplorato, o qualche blog nato da poco.

Le regole

1. Ringraziare il blog che ti ha nominato.
2. Rispondere alle 10 domande.
3. Nominare altri 10 blog.
4. Porre 10 domande.
5. Comunicare la nomina ai 10 blog scelti.

Le domande

1. Perchè hai deciso di aprire un lit-blog?
Come già spiegato più e più volte, ho aperto questo blog per avere la possibilità di mettere nero su bianco i miei pensieri sui tanti romanzi che ho sempre letto. Non mi sono mai trovata circondata da assidui lettori, non ho mai avuto modo di condividere con qualcuno le mie impressioni: il blog mi ha dato la possibilità di sopperire a questa mancanza, rivelandosi essere poi qualcosa di molto più grande e importante. Adesso è parte di me, del mio quotidiano, e se a volte ho come l’impressione che sia un buco nero mangia tempo libero, la verità è che mi piace occuparmene e se ci fosse un modo per trasformarlo in una professione, beh, sarei la donna più felice del mondo.

2. Come recensisci un libro? Sull’onda delle emozioni del momento, subito dopo averlo letto, oppure dopo ore e ore di accurate revisioni di quello che hai scritto?
Direi che il numero di refusi presenti nelle mie recensioni è un buon indizio: raramente rivedo quello che ho scritto. Ma la cosa triste è che, se anche lo faccio, sono totalmente incapace di trovare gli errori durante la rilettura. Scrivo di getto, sulla base di quello che sento in quel momento, seguendo la musicalità delle frasi e il modo in cui il loro ritmo nasce spontaneamente. Lo so, sembrano stupidate, ma nel mio caso funziona così. E questo implica che ci siano giornate in cui quel ritmo proprio non vuole saperne di farsi trovare, e quindi le recensioni rimangono lì, a metà, per settimane intere.

3. Preferisci recensioni brevi o lunghe?
Un po’ e un po’. Dipende dal libro, da quante cose ho da dire. Tendenzialmente le mie recensioni sono lunghe, molto più lunghe di quella che vedo essere la lunghezza media di tanti altri blog. Quindi chiedo a voi: sono troppo lunghe? Vi annoiano? Sarebbe cosa buona e giusta tagliarle?

4. Cosa ne pensi delle trasposizioni cinematografiche dei romanzi che amiamo? Sei sempre diffidente, oppure speranzosa/o?
Tendenzialmente sono sempre speranzosa, ma cerco di nascondermi – e proteggermi – dietro un’abbondante corazza di diffidenza per evitare cocenti delusioni. Spero sempre che facciano un buon lavoro, ma dico di crederci poco.

5. Sei un/una blogger organizzato/a oppure lasci tutto al caso?
Cerco di essere il più organizzata possibile, in modo da non trovarmi mai a corto di post e poter affrontare quei periodi in cui il tempo libero è praticamente inesistente. Ci provo tantissimo, ma non sempre ci riesco.

6. Il tuo blog parla solo di libri?
Yes! E, visto il nome, non potrà mai essere diversamente.

7. Hai mai pensato di chiudere il blog? Se si, per quale motivo?
Chiuderlo no, metterlo in pausa sì. Soprattutto in questo ultimo mese mi son trovata sopraffatta dalle cose da fare, con pochissimo tempo a disposizione anche solo per leggere, e in preda allo sconforto – e alla fatale coincidenza di trovare solo libri non bellissimi – ho preso in considerazione l’idea di chiudere tutto per un po’. Poi sono successe cose incredibili, di cui vi parlerò a brevissimo, e mi sono ripetuta quello che è il mio mantra quotidiano fino alla nausea – se vuoi qualcosa, devi guadagnartelo -, ricordandomi quanto mi sono ripromessa a settembre: non mollare, anche se sembra difficile.

8. Cosa ami di più del tuo angolino virtuale?
Le possibilità che offre. Mi ha permesso di incontrare persone che altrimenti non avrei trovato lungo la strada, di stringere nuove amicizie, di condividere moltissimo. Mi ha insegnato a programmare, a lavorare bene e concentrata, a tener nota di quello che devo fare e a bilanciarlo con gli altri miei impegni. Mi piace che sia un angolo mio, di cui sono totalmente responsabile, perché ogni successo è un mio successo e in ogni fallimento c’è una lezione che, per quanto dura, mi aiuta a crescere.

9. Quanti libri hai letto quest’anno? E l’anno scorso? Pensi di riuscire a leggere lo stesso numero nel 2015? O forse di più?
Dal 1 gennaio ad oggi ho letto 21 libri. Nel 2014 ho letto 98 titoli, spero di riuscire ad arrivare alla tre cifre tonde quest’anno!

10. Usi GoodReads? Ti piace?
Lo uso tantissimo e mi piace un sacco! Qui trovate il mio profilo, visto che siamo in argomento.

Tradizione vuole che io debba nominare altri dieci blog. DOH! Considerato che le mie amatissime amyche di blog sono tutte già state nominate, facciamo che – se hanno voglia – possono considerarsi rinominate. Se invece non hanno voglia, possono considerarsi esentate ❤

Punto e virgola_blog  ・Down the rabbit holeIn bookerlandPetrichor – a lit blog Please Another BookCoffee and Books Wonderful MonsterSe solo sapessi direLa ghiandaia imitatrice・  Revolutionary Reads

Detto questo, passiamo alle mie domande!

1. Sei nata lettrice o lo sei diventata con il tempo?
2. I tuoi genitori ti leggevano la classica favola della buona notte?
3. Il libro preferito della te-bambina?
4. Immagina: qualcuno di molto vicino a te ha avuto un bimbo/a, ti viene chiesto di regalargli/le il suo primo libro di sempre. Non deve essere per forza legato all’età, potrebbe essere un titolo che saprà apprezzare anche da più grande – che libro è?
5. Il tuo personaggio di carta femminile preferito?
6. Il tuo personaggio di carta maschile preferito?
7. Quanto è brutto da uno a non posso farcela rispondere alle mie domande?
8. Cosa ti colpisce di più in un libro, la copertina o la sinossi?
9. Ti lasci influenzare dalle recensioni altrui o preferisci evitarle fino a quando non ti sei fatta una tua idea?
10. Se non avessi aperto un blog sui libri, lo avresti aperto comunque, su un qualsiasi altro argomento?

E ho finito!
Chiedo umilmente perdono per la qualità delle mie domande, non sono bravissima, ma giuro che ci ho provato fortissimo e con tutte le più buone intenzioni! Detto questo, vi auguro una buona domenica e mi raccomando: puntuale domani, che c’è una nuova recensione ad aspettarvi!


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#4 Sunday bumbling

Mi andava di continuare con le lettere, cosa vi devo dire? Scrivimi ancora, di Cecilia Ahren, è probabilmente uno dei libri più carini su cui abbia messo le mani e se non l’avete ancora letto allora fatelo, perché vi farà sorridere, piangere e divertire. Solo dopo avete il mio permesso per vedere il film – che non ho ancora visto, detto tra noi, devo assolutamente recuperare – perché va da sé che prima di legge il libro e poi si guarda come lo hanno ridotto sul grande schermo…!
Buona domenica, creature, e buone letture!

Al mio amico più insensibile e bastardo,
Ti scrivo questa lettera perché so che se ti avessi davanti mentre ti dico quello che ho da dirti molto probabilmente finirei col prenderti a pugni.
Non so più chi sei. Non riesco più a vederti. Tutto quello che ottengo da te sono quattro righe buttate giù in fretta o una e-mail telegrafica ogni tanto. So che sei molto occupato e so che ora hai Bethany ma, scusa tanto, si dà il caso che io sia la tua migliore amica.
Non hai idea di cosa sia stata questa estate. Fin da quando eravamo bambini abbiamo sempre respinto tutte le persone che avrebbero potuto diventare nostri amici perché c’eravamo soltanto io e te. Non è che nonvolessimo nessun altro, semplicemente non ne avevamo bisogno. Tu hai sempre avuto me. Io ho sempre avuto te. Adesso tu hai Bethany e io non ho nessuno.
Purtroppo, a quanto pare, ora non hai più bisogno di me. Mi sento come quelle persone che cercavano di diventare nostri amici. Mi rendo conto che non lo fai volutamente, come non l’abbiamo mai fatto noi nei confronti degli altri. Comunque, se mi lamento non è perché non sopporto quella là, ma perché vorrei farti capire che mi manchi molto. E anche… be’… che mi sento sola.
Ogni volta che disdici un appuntamento, va a finire che passo la serata a casa con mamma e papà a guardare la tivù. Stephanie è sempre fuori, e persino Kevin ha una vita più movimentata della mia. Dio, che depressione! Questa sarebbe dovuta essere per noi un’estate piena di divertimento. Che cosa è successo? Possibile che tu non possa essere amico di due persone contemporaneamente?
Capisco che tu abbia trovato qualcuno davvero speciale e che tra voi esista un “legame” particolarmente stretto che tu e io non potremo mai avere. Però c’è qualcosa che unisce noi due: siamo l’uno il migliore amico dell’altra. Oppure il legame che unisce due amici deve sciogliersi non appena uno dei due incontra un’altra persona? Forse è proprio così, e io non sono in grado di capirlo perché non ho ancora incontrato quella “persona speciale”. Comunque non ho fretta di trovarla. Mi piacevano le cose così come erano una volta.
Fra qualche anno, quando sarò diventata famosa, tu probabilmente dirai: “Rosie: ecco un nome che non sentivo da secoli. Una volta eravamo grandi amici. Chissà che cosa starà facendo, ora; sono anni che non la vedo e che non so più niente di lei!” Sembrerà di sentire mia madre e mio padre che, durante le cene con i loro amici, parlano dei tempi andati. Nel rievocare i momenti più significativi della loro vita, nominano persone di cui io non ho mai sentito parlare. Com’è possibile che oggi mia madre non dia più nemmeno un colpo di telefono alla sua damigella d’onore di vent’anni fa? E quanto a mio padre, com’è possibile che non sappia dove abiti il suo più caro compagno di scuola?
In conclusione, io sono di questa opinione (lo so, lo so, ce n’è una sola): non voglio essere una di quelle persone che finiscono nel dimenticatoio; una persona che un tempo era tanto importante, tantospeciale, tanto influente e tanto considerata, e che anni dopo diventa un volto indistinto, un lontano ricordo. Voglio che rimaniamo migliori amici per sempre, Alex.
Se tu sei felice lo sono anch’io, davvero, ma mi sento come messa da parte. Forse il nostro momento è passato. Forse ora è tempo che tu stia con Bethany. Se è così, non mi prenderò nemmeno il disturbo di spedirti questa lettera. Ma se non ho intenzione di spedirla, perché allora la sto scrivendo? D’accordo, adesso me ne vado e strappo queste riflessioni sconclusionate.

La tua amica
Rosie

Rosie e Alex si conoscono sui banchi di una scuola di Dublino e iniziano a scriversi messaggi su biglietti di carta. A poco a poco diventano inseparabili fino a quando quelle lettere tradiscono un sentimento nuovo, che li confonde e li appassiona. Un amore impossibile da esprimere, con tutte le contraddizioni tipiche di quell’età. Ma quando i due prendono coscienza di ciò che li lega veramente, Alex deve abbandonare Rosie e trasferirsi con la sua famiglia negli Stati Uniti. Straordinario collage di lettere, e-mail, bigliettini, sms e cartoline, Scrivimi ancora è un romanzo delicato e indimenticabile che a ogni pagina commuove e fa sorridere al tempo stesso. Una storia sugli scherzi del destino e sulla forza del vero amore.

Goodreads


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#3 Sunday bumbling

Alzi la mano chi non ha letto Tiger Lily!
Ecco, senza cattiveria: se non volete spoiler sul finale, non leggete questo post. Altrimenti, li fate a vostro rischio e pericolo. Da parte mia ho fatto il possibile per avvisarvi, quindi non venite a lamentarvi poi…!
Fatte le dovute premesse, mi limiterò a dirvi che sì, sono ancora in bookhangover per questo libro e no, non intendo farmelo passare presto. Probabilmente lo rileggerò presto, perché ho nostalgia delle atmosfere nostalgiche dell’Isola che non c’è e dei silenzi di Tiger Lily, un personaggio in cui è facile ritrovarsi ma che è difficilissimo eguagliare. Davvero un libro meraviglioso, non mi stancherò mai di ripeterlo.

Did you know I always thought you were braver than me? Did you ever guess that that was why I was so afraid? It wasn’t that I only loved some of you. But I wondered if you could ever love more than some of me.
I knew I’d miss you. But the surprising thing is, you never leave me. I never forget a thing. Every kind of love, it seems, is the only one. It doesn’t happen twice. And I never expected that you could have a broken heart and love with it too, so much that it doesn’t seem broken at all. I know young people look at me and think my youth seems so far away, but it’s all around me, and you’re all around me. Tiger Lily, do you think magic exists if it can be explained? I can explain why I loved you, I can explain the theory of evolution that tells me why mermaids live in Neverland and nowhere else. But it still feels magic.
The lost boys all stood at our wedding. Does it seem odd to you that they could have stood at a wedding that wasn’t yours and mine? It does to me. and I’m sorry for it, and for a lot, and I also wouldn’t change it.
It is so quiet here. Even with all the trains and the streets and the people. It’s nothing like the jungle. The boys have grown. Everything has grown. Do you think you will ever grow? I hope not. I like to think that even if I change and fade away, some other people won’t.
I like to think that one day after I die, at least one small particle of me – of all the particles that will spread everywhere – will float all the way to Neverland, and be part of a flower or something like that, like that poet said, the one that your Tik Tok loved. I like to think that nothing’s final, and that everyone gets to be together even when it looks like they don’t, that it all works out even when all the evidence seems to say something else, that you and I are always young in the woods, and that I’ll see you sometime again, even if it’s not with any kind of eyes I know of or understand. I wouldn’t be surprised if that is the way things go after all – that all things end happy. Even for you and Tik Tok. and for you and me.

Always,
Your Peter

P.S. Please give my love to Tink. She was always such a funny little bug.

Before Peter Pan belonged to Wendy, he belonged to the girl with the crow feather in her hair. . . .
Fifteen-year-old Tiger Lily doesn’t believe in love stories or happy endings. Then she meets the alluring teenage Peter Pan in the forbidden woods of Neverland and immediately falls under his spell.
Peter is unlike anyone she’s ever known. Impetuous and brave, he both scares and enthralls her. As the leader of the Lost Boys, the most fearsome of Neverland’s inhabitants, Peter is an unthinkable match for Tiger Lily. Soon, she is risking everything—her family, her future—to be with him. When she is faced with marriage to a terrible man in her own tribe, she must choose between the life she’s always known and running away to an uncertain future with Peter.
With enemies threatening to tear them apart, the lovers seem doomed. But it’s the arrival of Wendy Darling, an English girl who’s everything Tiger Lily is not, that leads Tiger Lily to discover that the most dangerous enemies can live inside even the most loyal and loving heart.
From the New York Times bestselling author of Peaches comes a magical and bewitching story of the romance between a fearless heroine and the boy who wouldn’t grow up.

 Goodreads || Recensione


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#1 Sunday bumbling

Stavo cercando di studiare, quando mi è capitato sotto il naso questo post di Susi. Non che sia particolarmente ferrata nel stilare classifiche di alcun genere, tendenzialmente vengo colta da un’improvvisa ansia da prestazione e la mia mente si trasforma in una tabula rasa – mi sento letteralmente come se non avessi mai letto un libro in vita mia -, ma mi son detta… perché non provarci? Poche cose mi piacciono al mondo quanto una buona tazza di tisana prima di andare a letto, la pizza margherita e i libri stronzi. Si potrebbe dire che sono la mia specialità, quindi niente, ecco la classifica dei dieci libri più stronzi di sempre, rigorosamente in ordine sparso.

Top Ten Books That Broke My Heart A Little

Sam Angus, Per te qualsiasi cosa. 
Le lacrime, signori miei, le lacrime. Scritto magistralmente, dal punto di vista del giovanissimo Stanley, questo libro apre uno spaccato nella cornice cruentissima della prima guerra mondiale per portare alla luce l’esistenza dei cani staffetta.
Da un punto di vista cinofilo è assolutamente impeccabile, leggerlo insegna davvero molto su un corretto approccio al cane e sull’importanza del legame che deve instaurarsi tra questo e il suo umano al fine di una serena vita assieme; da un punto di vista è umano posso assicurarvi che questo romanzo vi strapperà il cuore dal petto e lo ridurrà in minuscoli pezzettini senza il ben che minimo riguardo per la vostra salute mentale.
Siate pronti ad essere ridotti a mermellata.

|| Recensione || Citazione ||

Murakami Haruki, Norwegian Wood.
Dovessi definirlo in una sola parola, direi che questo romanzo è controverso. Ma controverso è ancora poco, perché se da un lato lo si odia – per motivi sconosciuti – dall’altro lascia un segno talmente grande che è impossibile non amarlo. La solitudine che soffoca tutti i protagonisti di questa storia è tale che ad un certo punto si trasferisce dalle pagine a chi la sta sfogliando, traducendosi in un senso di malessere che si può attribuire unicamente alla lettura. È un romanzo denso, tanto denso, forse troppo denso, che colpisce con l’intensità di un pugno sul naso ed è difficile dimenticare.
Diciamo che non mi ha letteralmente spezzato il cuore, non nell’accezione più comune dell’espressione, ma nel momento in cui ho concluso la lettura mi sono resa conto che qualcosa era scattato dentro di me e quel qualcosa a cui ancora adesso non so dare un nome non se ne è mai andato. Lascia il segno, indiscutibilmente. Nel bene e nel male.

Alice Sebold, Amabili Resti.
Sono felice di presentare ai miei nuovi lettori il libro che mi ha ridotta ad una gelatina umana singhiozzante lungo la tratta Bologna – Forlì, lo scorso settembre. E quando dico singhiozzante, non lo dico solo per enfatizzare l’impatto emotivo che ho accusato leggendo questo romanzo meraviglioso e terribile, ma lo intendo per davvero: un’intera carrozza di un treno regionale ha fatto finta di niente mentre mi soffiavo rumorosamente il naso e, a mia volta, cercavo di comportarmi come se fosse assolutamente normale reagire così ad un libro.
Susie Salmon non vi darà scampo, trust me, né tantomeno riuscirete a scampare alla malinconica tristezza della sua famiglia e dei suoi amici, alle prese con un dolore troppo grande.

|| Recensione || Citazione ||

Jenny Downham, Voglio vivere prima di morire.
Volete la verità? Colpa delle stelle è una passeggiata in riva al mare, una festa di compleanno continua, un cenone di Natale particolarmente felice rispetto a questo romanzo qui. Non ho niente contro John Green, che al contrario amo in maniera abbastanza viscerale, ma la verità è che se volete leggere una storia di adolescente con il cancro questo è IL libro per eccellenza.
Crudo, crudele, senza veli. Una coltellata suppongo sia meno dolorosa, e se proprio volete darvi il colpo di grazia allora fate come ho fatto io e guardatevi pure il film, dopo aver terminato la lettura. Piangerete così tanto e così forte che non solo sarà impossibile leggere le ultime pagine/guardare le ultime scene, ma sarete anche a corto di fiato e prossimi ad una crisi respiratore. ME-RA-VI-GLIO-SO!

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Jonathan Safran Foer, Molto forte, incredibilmente vicino.
Difficile dire qualsiasi cosa su questo libro senza sentirsi morire un po’ dentro al pensiero del piccolo Oskar e della sua caccia ai Black attraverso New York. Non sono mai riuscita a trovare il coraggio di rileggerlo, ma di recente ho rivisto il film che ne hanno tratto (abbastanza fedele, non fosse che tutta la storia del nonno è stata brutalmente tagliata) e oh-mio-D.
Feelings. Lacrime. Singhiozzi.
L’intensità di questo romanzo è assoluta, le sue atmosfere coinvolgono completamente, i suoi personaggi aprono parentesi di vita senza eguali, rendendo più umana e concreta quella che è penso la città più idealizzata al mondo.
Foer, giovanissimo, ha scritto qualcosa di straordinariamente prezioso che, nonostante la conclusione “felice”, non manca di spezzare il cuore a chi legge per infiniti motivi.

Colleen Hoover, Tutto ciò che sappiamo dell’amore.
A questo libro si deve, fondamentalmente, la nascita di questo blog: è stata la primissima recensione che abbia mai scritto e fa sorridere vedere quanto siano cambiate le cose da allora. Quella che è rimasta costante, invece, è malinconica bellezza di questo romanzo godibilissimo, letto – all’epoca – in un pomeriggio soltanto. Probabilmente sarebbe cosa buona e giusta rileggerlo e recensirlo come merita, con un occhio molto più attento e molta più cura.
La storia di Lake e Will non passa inosservata, il loro amore proibito è struggente e malinconico e la Hoover, al solito, non sbaglia mai un maledettissimo colpo, regalandoci un libro davvero davvero davvero stronzo. E si conferma, puntuale, come una delle cause per l’abbattimento della foresta amazzonica, tramutatasi nella quintalata di fazzoletti necessari a sopravvivere alla lettura.

|| Recensione ||

Mirya, Trentatré.
“Attenzione, non si guarisce mai da questo libro”: ecco quello che Mirya non ha detto, quello che invece avrebbe dovuto scrivere a caratteri cubitali sotto al titolo del suo secondo romanzo. Perché questa è la triste verità, la trentatreite non conosce cura e non c’è scampo davvero, una volta che l’hai contratta. Te la tieni, ci convivi e preghi ardemente che non peggiori col tempo, punto.
Adesso, non c’è molto altro da dire su questo romanzo, che mescola assieme perle di verità e momenti esilaranti di leggerezza dando vita ad un universo meraviglioso, che non sia già stato detto e ribadito fino alla nausea. Mi limiterò a ribadire che vi spezzerà il cuore, riducendoli in infiniti fiocchi di neve. E lo farà con il sorriso, costringendovi pure a farne un pupazzo di neve.

|| Recensione || Citazione || Paperboy ||

Jodi Lynn Anderson, Tiger Lily.
No, non mi è ancora passata, va bene? VA BENE? NON POTETE GIUDICARMI, È IL MIO BLOG E POSSO PIAGNUCOLARE QUANTO VOGLIO, LAMENTANDOMI DELLA SOFFERENZA INFINITA CHE È STATA GUARDARE TIGER LILY SPINTANATA IN UN ANGOLO E ABBANDONATA IN FAVORE DELLA BIONDINA PERFETTA DI TURNO, OKAY? OKAY.
È una malattia, mi rendo conto, ma non riesco a fare meno di sentirmi come se fossi stata io ad essere lasciata. Ho il cuore spezzato da questo libro, letteralmente, e se qualcuno di voi fosse a conoscenza di una cura per liberarmi dal magone infinito che mi accompagna dal 17 gennaio (!!!) sarebbe cosa gradita.

|| Recensione|| Citazione || Citazione || Paperboy || Sunday bumbling (spoiler!) ||

Stephen Chbosky, Noi siamo infinito.
Questo libro non è un libro e basta. Questo libro è Charlie, un ragazzino alle prese con il primo anno di liceo e una serie di problemi irrisolti che lo inseguono come fantasmi, echi di una vecchia vita che non si spingono mai abbastanza vicini per esser sconosciuti ma che gravano sul suo spirito giovane. Ed è Charlie a spezzare il cuore, la sua tenerezza, la sua ingenuità, il suo modo un po’ sconsiderato di affrontare la vita e le sfide che gli rimbalzano davanti. La sua metamorfosi da ragazzo da parete a protagonista della festa, spezza il cuore. La sua storia, spezza il cuore. La sua voce pulita, così dolcemente ingenua, le sue lettere, il suo modo di raccontarsi e poi il crollo, la rivelazione, la disperazione che lui tace ma che sono assolutamente palpabili.
Quando ho finito questo libro, ho avuto l’impressione di dire addio per sempre ad un mio amico. Questo, più di ogni altra cosa, mi ha spezzato il cuore.

Kevin Powers, Yellow Birds.
Considerato quanto ci ho messo per scrivere la recensione di questo romanzo, non ci sarebbe un gran bisogno di stare a dirvi quanto mi ha toccata nel profondo. Il tempo parla da sé: letto in estate, recensito in inverno, Yellow Birds è una delle storie più drammatiche abbia mai letto in tutti i miei venticinque anni di vita.
Non c’è modo di sfuggire alla sofferenza che s’insinua, strisciante, tra le parole e le meravigliose immagini evocate. Non c’è modo di evitare di sentirsi lacerati tra un presente desolato e un passato che ha perduto ogni possibile speranza di gioia. E il futuro, così cupo e inarrivabile, non è che un miraggio nel deserto, inconsistente, inafferrabile.
Bellissimo, intenso, all’altezza di tutte le lodi che il mondo si è premurato di riservargli.

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