Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


1 Commento

#53 Teaser Thursday!

Al volo, perché sono un po’ di corsa oggi – ma come tutte le volte che nomino il blog con persone che conosco nel mondo al di fuori dello schermo o queste persone mi chiedono del blog o delle mie letture, beh, il senso di colpa per la mancanza di post da qualche mese a questa parte è troppo grande e mi costringere a muovere la chiappe della mia virtuale pigrizia e produrre qualcosa. Caso vuole che oggi sia giovedì, quindi giornata di teaser: posso ritenermi fortunata. Vi lascio con un pezzettino della distopia che ho un lettura, Il giardino degli eterni di Lauren De Stefano e scappo a fare un po’ di commissioni prima di correre in palestra a provare un corso nuovo – potenzialmente mortale, e non sto scherzando neanche un pochino.

«Stai bene?», mi chiede.
È una domanda semplice e a lui che ha salvato la mia vita, per quanto poco valesse, riesco a dire la verità: «No».
Mi guarda per un po’. Devo avere un aspetto abbastanza patetico, ma non sembra che stia davvero guardando me: pare che il mio viso lo stia portando in qualche luogo lontano.
«Che c’è?», gli chiedo. «A cosa stai pensando?».
Fa passare un po’ prima di rispondere. «Te n’eri quasi andata». E non si riferisce al fatto che sono quasi scappata. Apro la bocca, non so bene per dire cosa. Forse vorrei scusarmi di nuovo, ma lui mi prende il viso tra le mani e preme la sua fronte contro la mia. Mi sta così vicino che sento i suoi piccoli respiri caldi, e so solo che, la prossima volta che inspira, vorrei che portasse via anche me. Le nostre labbra si sfiorano così delicatamente che all’inizio me ne accorgo appena. Poi premono le une contro le altre con più forza e si tirano un po’ indietro solo per ritornare a unirsi. Per tutto il corpo sento scorrere il calore, anche tra le ossa rotte, laddove dovrei provare solo dolore. Gli metto le braccia intorno al collo e lo tengo stretto. Stretto perché in questo posto non sai mai quando ti porteranno via le cose belle.
C’è un rumore in corridoio e ci dividiamo bruscamente. Gabriel si alza e va a vedere, poi guarda fuori dalla finestra. Siamo soli, ma ci siamo presi un bello spavento. La porta è aperta: davvero un bel modo di stare attenti. Riesco a sentire distintamente il mio cuore che batte. Ed è per l’euforia, non per il dolore o per il vento forte, che non riesco a respirare. Gabriel si schiarisce la voce: ha le guance di un rosa acceso e gli occhi un po’ offuscati. Non riusciamo a incrociare i nostri sguardi. «Ti ho portato una cosa», dice, evitando di fissarmi. Mi porge quello che aveva in mano un minuto fa: è un libro nero e pesante, con un cuore rosso sulla copertina.
«Mi hai portato l’atlante di Linden?», gli domando, un po’ perplessa.
«Sì, ma guardalo». Lo apre su una pagina piena di mappe marroni e beige, con sopra delle linee blu. Il titolo in cima dice Fiumi d’Europa. Su un lato c’è una legenda che indica i fiumi e i punti d’interesse. Gabriel mi indica il terzo dal basso: Rhine. Fa scorrere il dito su tutta la lunghezza della linea blu.
«Rhine è un fiume», dice.
Be’, era un fiume. Prima che tutto venisse distrutto. Io non lo sapevo, ma i miei genitori sicuramente sì. Gli piaceva tanto giocare agli scienziati misteriosi, e alla fine non hanno mai avuto occasione per dirci tante cose, a me e a mio fratello.
Seguo il dito di Gabriel lungo il percorso di un fiume che non esiste più. Penso che magari è ancora laggiù, da qualche parte: potrebbe essersi disperso nell’oceano, dietro quel cancello di ferro a forma di fiore che porta alla libertà.
«Non ne avevo idea», dico. «Pensavo che non significasse niente».
Era a questo che si riferiva Rose, quando le rivelai il mio nome e lei mi rispose che era un posto bellissimo?
«Dice solo che era un fiume navigabile, non ci sono altre informazioni», aggiunge Gabriel, un po’ deluso.
«Ma va bene così!».
Rido e gli metto un braccio intorno al collo per avvicinarlo a me, poi gli do un bacio di ringraziamento sulla fronte. Tutti e due diventiamo rossissimi. Non può immaginare cosa significhi per me, ma dal suo sguardo capisco che si rende conto di aver fatto una bella cosa. Mi leva qualche ciocca di capelli dalla fronte e mi guarda. Rhine. Il fiume che, da qualche parte là fuori, è diventato libero.

Rhine ha sedici anni ed è bellissima. Ma è condannata a un destino terribile: morirà il giorno del suo ventesimo compleanno. E, come lei, tutti i ragazzi che vivono sulla Terra in un futuro non troppo lontano. Nel tentativo di trovare una cura per il cancro, infatti, un gruppo di scienziati ha finito per condannare la razza umana a una vita brevissima: vent’anni per le donne e venticinque per gli uomini. Anche l’avvenenza di Rhine rappresenta un pericolo: in questo mondo in decadenza, le ragazze più belle vengono rapite e date in spose ai Governatori, una casta di uomini ricchi e potenti.
Rinchiusa in una lussuosa dimora, Rhine passa i suoi giorni pensando a un modo per scappare e tornare alla libertà. Soprattutto da quando ha scoperto che la gabbia dorata in cui è prigioniera nasconde uno sconvolgente segreto: nei sotterranei vengono compiuti agghiaccianti esperimenti sugli esseri umani. Nel suo folle piano di fuga, sarà aiutata da un affascinante coetaneo incontrato durante la sua reclusione. Ma il tempo stringe e la libertà sembra sempre più lontana…

Che cosa faresti se conoscessi il giorno esatto della tua morte?

Annunci


Lascia un commento

#49 Teaser Tue—Thursday!

Buongiorno!
Mentre mi leggete sto probabilmente fallendo nel seguire una lezione perché mentre vi scrivo è mercoledì pomeriggio, c’è un sole meraviglioso e sto per buttarmi a letto un paio d’ore: ho un impegno serale, che coinvolge karaoke e temo dell’alcol, al quale non posso mancare. Quindi mi prendo per tempo e preparo questo post con un teaser rapido rapido, sempre tratto dalle pagine di Radiant Shadow, di Melissa Marr. Amo questa saga. La amo. Perché non l’ho scoperta prima?

Gabriel e Devlin si stavano guardando in cagnesco.
«Non serve a nulla parlare». Ani si sedette accanto a Rabbit.
Il fratello le mise un braccio sulle spalle. «Gabriel ha bisogno di sfogare il suo dolore».
«Battendosi contro il mio…», s’interruppe quando si rese conto di non saper concludere la frase.
«Il tuo cosa?», ringhiò Gabriel dando uno spintone a Devlin. «Il suo cosa?».
«Basta». Ani balzò in piedi e si piazzò davanti al padre. «È lui che mi ha protetto finora».
«È il Sicario della Regina Suprema…».
«Sì, e tu sei quello del Re del Buio», replicò Ani esasperata. «E con ciò?».
Gabriel allungò un braccio come a volerla togliere di mezzo, ma la figlia glielo bloccò.
A quel gesto lui la fissò e sorrise, preparandosi a colpirla.
«Non credo proprio», esclamò Ani. Schivò il colpo sferrando un pugno che fece barcollare il padre. Era la prima volta nella sua vita che lo metteva in difficoltà.
Di riflesso Gabriel replicò non con uno di quei colpetti bonari e insultanti a cui era Ani abituata, ma un vero cazzotto, tirato da un segugio che colpisce un suo pari.
«Volevi colpirmi», mormorò lei. «Hai davvero cercato di colpirmi!».
«Ti ho colpito», disse lui tastandosi il viso, «e tu hai colpito me».
Si strinse a lui. «Finalmente».
Gabriel la guardava con orgoglio. «Mi hai dato un cazzotto degno di Chela. Com’è possibile?».
«Ani non ha quasi più nulla di umano», spiegò Devlin in tono imperturbabile, falsamente calmo. «Il suo sangue mortale è stato consumato dal tuo, Gabriel. È per questo che è così anomala e sospetto che dipenda dal fatto che Jillian avesse un antenato non mortale».
Gabriel la sollevò da terra, abbracciandola. «Sei ancora la mia bambina, però. Non pensare di potertela svignare senza avvertirci. Okay?».
«Volevo solo proteggere voi». Ani simulò un ringhio, ma non era in collera con lui per quell’atteggiamento protettivo: sapeva che era tipico della Corte Oscura e dei segugi. «E c’erano Devlin e Barry con me. Non ero sola».
Gabriel la posò di nuovo a terra. «Barry?».
«È così che ho chiamato il mio destriero».
Il padre le diede una pacca su una spalla e lei si sentì meglio.
Poi comprese che Devlin aveva intuito che un piccolo assaggio di violenza l’avrebbe fatta stare meglio. Lo guardò e sorrise.
Il sollievo che vide sul suo volto le strinse il cuore. Ani gli porse la mano. «Allora, cosa si fa?».
Devlin fece un cenno con il capo in direzione di Gabriel. «Se lo scontro vi ha calmati, forse potremmo tornare al nostro piano».
«Questo non significa che tu mi piaccia più di prima», minacciò Gabriel. «Prova soltanto a deluderla e io giuro che ti massacrerò finché non mi chiederai…».
«In quel caso essere massacrato sarebbe il minore dei mali». Devlin strinse Ani a sé.
Gabriel annuì e si avviò in soggiorno, dove li stavano aspettando Irial e Niall.

Per metà umana e per metà essere fatato, Ani è guidata dai propri appetiti. Ma sono gli stessi che guidano anche nemici potenti e deboli alleati, come Devlin che è stato modellato per essere un assassino ed è il fratello della Regina dell’Alta Corte, fredda e calcolatrice, nonché della gemella di lei, confusionaria e personificazione della guerra. Devlin però vuole salvare Ani dalle sue sorelle, sapendo che, se fallisce, sarà lui lo strumento con cui la ragazza verrà uccisa. Ani, da parte sua, non è tipo da lasciarsi controllare mentre altri lottano a causa sua: ha abbastanza coraggio da proteggere se stessa e alterare i piani di Devlin. I due sono indissolubilmente legati da un destino che li rende allo stesso tempo minaccia e protezione l’uno per l’altra. Ma nel momento in cui la loro vicinanza diventa più stretta, un inganno ancora maggiore si prepara a mettere in pericolo il mondo fatato. Il prezzo da pagare perché si salvi sarà dunque la loro separazione?

 


3 commenti

#46 Teaser Tue—thursday!

Buon pomeriggio bestioline!
Sono appena tornata da due ore di lezione sulla mia amatissima Anna Arendt, ho il cervello in pappa e un moroso da coccolare. Quindi sarò breve, vi lascio con il teaser – brevissimo – di oggi che arriva dalle pagine di un libricino scritto da Maggie Stiefvater, aka la mia autrice YA preferita di sempre: Shiver.
Cosa state leggendo? Avete progetti per il weekend imminente?

Il giorno in cui fui lì lì per parlare con Grace fu il più caldo della mia vita. Perfino in libreria, con l’aria condizionata, il calore strisciava sotto la porta ed entrava a ondate attraverso le vetrate. Io me ne stavo seduto scomposto sullo sgabello, dietro la cassa, al sole, e risucchiavo l’estate come se avessi potuto trattenerne ogni goccia. Mentre le ore passavano lente, la luce del pomeriggio trasformava i libri sugli scaffali nella versione pallida e dorata di loro stessi e scaldava la carta e l’inchiostro al loro interno, così che l’odore delle parole non lette era sospeso nell’aria.
Questo era ciò che umano, da umano.

Grace e Sam non si sono mai parlati, ma da sempre si prendono cura l’una dell’altro. Non si conoscono, eppure lei rischierebbe la vita per lui, e lui per lei.
Perché Grace, fin da piccola, sorveglia i lupi che vivono nel bosco dietro casa sua, e in particolare uno dotato di magnetici occhi gialli, che negli anni è diventato il suo lupo. E perché Sam da quando era un bambino vive una doppia vita: lupo d’inverno, umano d’estate. Il caldo gli regala pochi preziosissimi mesi da essere umano prima che il freddo lo trasformi di nuovo.
Grace e Sam ancora non si conoscono, ma tutto è destinato a cambiare: un ragazzo è stato ucciso, proprio dai lupi, e nella piccola città in cui vive Grace monta il panico, e si scatena la caccia al branco. Grace corre nel bosco per salvare il suo lupo e trova un ragazzo solo, ferito, smarrito, con due magnetici occhi gialli. Non ha dubbi su chi sia, né su ciò che deve fare.
Perché Grace e Sam da sempre si prendono cura l’una dell’altro, e adesso hanno una sola, breve stagione per stare insieme prima che il gelo torni e si porti via Sam un’altra volta. Forse per sempre.


Lascia un commento

#45 Teaser Tue—Thursday!

Buongiorno!
Vi scrivo da Trieste, questo pomeriggio: sono rientrata per la Grande Abbuffata di domenica, una toccata e fuga molto gentilmente permessa dal silenzio accademico indetto dalla cara, vecchia Alma Mater Studiorum – per gli amici, Università di Bologna. Ho un sacco di lavoro arretrato, tante cose da raccontarvi – un pomeriggio con Susi, di Bookish Advisor, alla Bologna Children’s Book Fair, tanto per dirne una – e pochissimo tempo libero. Adesso, per esempio, sono appena rientrata dal pranzo organizzato per festeggiare il mio compleanno e quello di mia madre. E prima di lasciarvi al teaser, vi ricordo che, parlando di compleanni, siete ancora in tempo per partecipare al Birthday giveaway per aggiudicarvi una copia di Via con te, gentilmente messa in palio dalla Rizzoli. Detto ciò, eccovi l’estratto rigorosamente spoiler-free che vi spetta, dritto dritto dalle pagine di Black Ice, di Becca Fitzpatrick.

Mentre il sonno prendeva il sopravvento, sentii bussare alla mia porta.
«Cal?» gridai, scattando seduta e tirandomi le coperte fin sopra il mento.
Lui aprì la porta, appena uno spiraglio. «Stavi già dormendo?»
Feci un sospiro di sollievo. «No, entra.» Battei la mano sul materasso accanto a me.
Non accese la luce. «Volevo solo assicurarmi che stessi bene.»
«Sono un po’ spaventata, ma con te mi sento al sicuro.» Per quanto abile e determinato fosse Jude, Calvin l’avrebbe battuto. Se fosse arrivato a Idlewilde e avesse tentato di entrare, Calvin lo avrebbe fermato. Me lo ripetevo in continuazione.
«Qui non entra nessuno» mi promise e, come ai vecchi tempi, riuscì a confortarmi. Calvin sapeva leggermi nel pensiero.
«Hai un’altra pistola?» chiesi. «Non dovrei tenerne una anch’io, per prudenza?»
Il materasso si abbassò mentre si sedeva accanto a me. Indossava la vecchia felpa rossa e nera della nostra scuola, la Highland High, che io gli avevo rubato milioni di volte l’anno prima, indossandola per andare a letto e addormentarmi con l’odore avvolgente e salmastro di lui. Non l’avevo più rivista da quando era partito, otto mesi prima, e mi parve strano che non l’avesse sostituita con una di Stanford, ma… forse lo aveva fatto ed era semplicemente a lavare. O forse non era pronto a tagliare con il passato, con persone che avevano significato così tanto per lui. Lo trovai un pensiero rassicurante.
«Sapresti usarla?» domandò.
«Ian ne ha una, ma io non ho mai sparato.»
«Allora meglio di no.» Poi disse: «Britt, ti devo delle scuse…». S’interruppe, abbassando gli occhi e sospirando lentamente.
Avrei potuto alleviare la tensione con una battuta o minimizzando, invece decisi di non correre a salvarlo. Mi meritavo quel momento, lo avevo aspettato così a lungo…
«Mi dispiace per averti ferito. Non avrei mai voluto farlo» disse. Il suo volto tradiva l’emozione, quindi distolse lo sguardo, asciugandosi in fretta gli occhi. «Lo so, può essere sembrato che io sia scappato di corsa, che volessi lasciare il più presto possibile la città… e te con lei. Credici o no, ero spaventato all’idea del college. Mio padre mi ha fatto talmente tante pressioni che avevo paura di fallire. Volevo tagliare i ponti con casa mia e cominciare subito una nuova vita. Desideravo fare colpo su di lui, dimostrargli che meritavo i soldi che spendeva in tasse scolastiche. Prima di partire mi ha consegnato uno stramaledetto elenco di cose da fare per verificare i miei progressi» aggiunse, il tono pieno d’amarezza. «Sai quali sono state le sue ultime parole, prima che partissi? Ha detto: “Non azzardarti ad avere nostalgia di casa. Solo le fighette si voltano indietro”. E parlava sul serio, Britt. Per questo non ho festeggiato a casa il Ringraziamento e il Natale, per dimostrargli che ero un uomo e non avevo bisogno di correre dalla mamma alla prima occasione. Oltre al fatto che non volevo vederlo.»
Gli presi la mano e lui la strinse. Per consolarlo, gli sollevai il mento e gli sorrisi. «Ricordi quando da ragazzini abbiamo fatto una bambolina vudù fingendo che fosse tuo padre? Quante volte l’abbiamo trafitto con lo spillo?»
Calvin annuì, ma la sua voce rimase monotona. «Gli avevo rubato un calzino dal cassetto e lo avevamo imbottito di cotone. Abbiamo disegnato sopra la sua faccia con il pennarello nero. Korbie aveva preso uno spillo dal cesto del cucito di mia madre.»
«Nemmeno ricordo perché ci avesse fatto arrabbiare.»
Un muscolo guizzò sotto la mascella contratta di Cal. «Avevo sbagliato un tiro libero alla partita di basket. Ero in seconda media. Quando rientrammo mi ordinò di allenarmi. Non sarei rientrato in casa finché non avessi fatto canèstro mille volte. Fuori si gelava e io ero in felpa e calzoncini corti. Tu e Korbie mi guardavate dalla finestra piangendo. Quando finii, era quasi ora di andare a letto. Quattro ore» mormorò a se stesso. «Mi ha lasciato là fuori a congelarmi per quattro ore.»
Ora ricordavo. Cal era rientrato con le labbra viola, la pelle arrossata e screpolata, battendo i denti. Quattro ore e il signor Versteeg non aveva messo il naso fuori una sola volta per vedere come stesse suo figlio. Era rimasto nel suo studio a battere sulla tastiera del computer con le spalle alla finestra affacciata sul vialetto dove Cal cercava di fare canestro.
«Mi ringrazierai per questo» gli aveva detto, stringendogli una spalla congelata. «Alla prossima partita, non sbaglierai un tiro, vedrai.»

Britt si è preparata per più di un anno a un trekking sul Teton Range. Quello a cui non era preparata, però, è scoprire che Calvin, il suo ex ragazzo e unico grande amore, si unirà a lei. Prima che Britt abbia tempo di esplorare i propri sentimenti, si scatena una terribile tormenta che la obbliga a rifugiarsi in una baita sperduta. Peccato che gli occupanti, entrambi giovani e molto affascinanti, siano anche due fuggitivi decisi a prenderla in ostaggio. Britt sa che la conoscenza dei sentieri e l’attrezzatura da trekking che ha con sé rappresentano la sua assicurazione sulla vita, e che deve solo resistere abbastanza a lungo perché Calvin la raggiunga, eppure… In una disperata corsa contro il tempo e il freddo, Britt scoprirà che sotto la neve si nascondono moltissimi segreti e che forse il suo rapitore, la cui gentilezza è decisamente seducente, non è quello che sembra.

 

 


1 Commento

#44 Teaser Tue—Thursday!

Buon pomeriggio bestioline!
Giusto qualche minuto per segnalarvi che sono usciti i risultati dei Book Blog Awards e per farvi sapere che i miei Paperboy sono particolarmente orgogliosi e felici di esser risultati così apprezzati ❤ Mi hanno fatto sapere che contatteranno personalmente le persone che li hanno votati, quindi fate attenzione alle mail nei prossimi giorni….! Scemenze a parte, grazie di cuore a chi ha deciso di affidare a me anche solo un voto, in qualsiasi categoria: al di là di tutto, c’è tanto impegno dietro un blog e trovare un riscontro positivo in chi lo legge è gratificante oltre ogni immaginazione. Quindi grazie, e infiniti complimenti a tutti gli altri partecipanti ❤
Venendo a noi, il teaser di oggi è tratto dalle pagine di Via con te, di Adi Alsaid, che la Rizzoli mi ha gentilmente inviato come regalo – anticipato – di compleanno. L’ho iniziato da pochissimo e sono già presissima da questa storia di viaggi e incontri, come potevo non lasciarvene un – brevissimo, ma son troppo in ritardo – assaggio?

“La mia anima freme,” disse Bree. “Non hai mai rubato in un negozio?”
“No, non proprio.”

“Sembra stupido ma è piuttosto eccitante.”
Leila non sembrava molto convinta e guardò verso il commesso.
“Cogliere l’attimo non ha sempre a che vedere con qualcosa di significativo,” disse Bree, infilando un’altra lattina di the nella borsa. “Qualche volta si tratta solo di soddisfare stupidi capricci che ti fanno sentire viva.”

Hudson, Bree, Elliot e Sonia hanno un solo punto in comune: Leila, una ragazza che entra nelle loro vite con la sua auto rosso fiammante proprio nel momento in cui hanno più bisogno di aiuto.
Leila è in viaggio verso l’Alaska per andare a vedere l’aurora boreale. Nel suo percorso attraverso gli Stati Uniti incontra Hudson, meccanico di una piccola città, che sembra pronto a gettare via i sogni di una vita in nome dell’amore. Poi Bree, una ragazza in fuga da se stessa che vive rubacchiando. E in seguito Elliot, che crede al lieto fine… finché la sua vita si scosta dalla sceneggiatura prevista. Infine Sonia che, perdendo il suo ragazzo, teme di aver perso la capacità di amare.
Tutti e quattro trovano un’amica in Leila. E quando Leila li saluta per continuare il viaggio, le loro vite sono in qualche modo cambiate. Leila dovrà, invece, arrivare fino in Alaska per venire a patti con se stessa.


Lascia un commento

#42 Teaser Tue—Thursday!

Le regole ormai le conoscete: un teaser dalle pagine di un libro che sto leggendo, rigorosamente spoiler-free, questa volta effettivamente pescato a random perché, bestiole, non avete idea della stanchezza che mi si è aggrappata addosso. E la giornata non è ancora finita, se solo ci penso mi viene da piangere. Quindi non pensiamoci.

Mi sentivo irrequieto, nervoso. Non riuscivo a darmi pace, ero scoraggiato e di cattivo umore. Per due settimane di seguito mi svegliai con la netta sensazione che la mia vita non andasse per il verso giusto.
Fumavo troppo. Di quel passo presto avrei raggiunto il povero Monsieur Lapin nei prati celesti. Immaginavo Mélanie, che mi trovava quando ormai era troppo tardi e crollava sulla mia tomba, distrutta dal dolore. Prima il principale, poi il fidanzato, che tragedia, che tragedia…
“Alain, adesso però esageri. È solo una donna, bello mio, ti passerà,” disse Robert con la schiettezza che lo contraddistingueva. Sapevo che il mio dolore era spropositato, sapevo che la mia reazione era eccessiva, ma cosa ricavavo da quella consapevolezza? Saperlo non mi consolava.
Andavo al Cinéma Paradis ogni pomeriggio, e quando faceva buio fissavo la strada. Madame Clément e François si scambiavano sguardi preoccupati, io mi chiudevo nel mio ufficio per sfuggire alle loro domande.
Più il tempo passava, centellinandosi lento, e meno probabilità avevo di rivedere Mélanie. Il mercoledì la mia ansia cresceva a dismisura. Il mercoledì era il suo giorno. Il nostro giorno! E mancavano solamente cinque giorni all’inizio delle riprese, che ormai erano l’ultimo dei miei pensieri.  Decisi di mandare un segnale e all’ultimo minuto cambiai il film in programma nella rassegna Les amours au Paradis: La signora è di passaggio fu sostituito da Cyrano de Bergerac. Per un breve, irrazionale momento mi illusi di poter attirare Mélanie in questo modo. È proprio vero: ci si attacca a tutto pur di ottenere ciò che si desidera dal profondo del cuore.
Anche quel mercoledì il cinema era al completo, ma nessuna traccia della donna con il cappotto rosso. Forse non lo indossa nemmeno più, pensai con amarezza. Era primavera e ormai faceva troppo caldo per i vestiti invernali.

In una piccola strada di Parigi, percorrendo rue Bonaparte fino a scorgere la Senna e girando due volte l’angolo, si trova un luogo incantato: il Cinéma Paradis. È questo il regno di Alain Bonnard, l’appassionato e nostalgico proprietario del locale. Ed è qui che ogni mercoledì, al secondo spettacolo, va in scena Les amours au Paradis, una rassegna dei migliori film d’amore del passato. In quelle sere il Cinéma Paradis è avvolto da una magia particolare: regala sogni, come recita il poster appeso in biglietteria, sopra alla cassa antiquata. La piccola folla di habitué si abbandona volentieri sulle vecchie poltroncine di velluto per farsi rapire dal fascino del grande schermo. Ma da quando al secondo spettacolo partecipa anche una certa ragazza, è Alain a sognare più di tutti. Cappotto rosso, sorriso timido, siede sempre nella stessa fila, la numero diciassette. Poi, non appena in sala si riaccendono le luci, si allontana solitaria nella notte parigina. Chi è? E qual è la sua storia? Finalmente Alain trova il coraggio di invitarla a cena. È una serata perfetta e in più, poco dopo, accade un altro fatto eccezionale: un famoso regista americano annuncia di voler girare il suo prossimo film proprio dentro al Paradis, con protagonista la bellissima e inavvicinabile Solène Avril. Non solo Alain potrà conoscere una vera star, ma all’improvviso il minuscolo cinema, in perenne lotta per la sopravvivenza, registra ogni sera il tutto esaurito. Alain è fuori di sé dalla gioia. C’è solo una cosa che lo preoccupa: proprio quando va tutto a gonfie vele, la misteriosa ragazza con il cappotto rosso sembra scomparsa dalla faccia della terra. Che sia solo una coincidenza?


Lascia un commento

#39 Teaser Tue—Thursday!

Ho passato tutta la giornata di ieri convinta fosse giovedì, torturandomi perché incapace di trovare un momento per postare il Teaser Thursday, e invece questa mattina mi sono alzata, ho aperto gli occhi, guardato il cellulare e tac! 26 febbraio 2015 – giovedì. Mi sono sentita una scema totale e se ci penso la situazione non migliora, così facciamo finta di niente e passiamo direttamente alle cose importante: il teaser di oggi, rigorosamente spoiler-free, arriva dalle pagina di Una sera a Parigi, il romanzo di Nicolas Barreaus consigliatomi caldamente dalla splendida Angie, la quale non solo raccomanda libri stupendi ma ha di recente aperto un suo angolino di web che potete visitare cliccando qui. E quando dico “potete”, è piuttosto evidente che in realtà intendo “dovete”…!

Ero profondamente grato a Monsieur Lumière per aver inventato il cinematografo, e credo di essere stato l’unico della mia classe a sapere che il primo film, girato nel 1895 e della durata di poche decine di secondi, mostra l’arrivo di un treno nella stazione di La Ciotat. E che il cinema francese ha un’essenza profondamente impressionista, come ripeteva con convinzione zio Bernard. Io non avevo idea di cosa significasse “impressionista”, ma doveva essere qualcosa di eccezionale.
Quando Madame Baland, la nostra insegnante di storia dell’arte, ci portò alla Galleria nazionale del Jeu de Paume che ancora ospitava i dipinti degli impressionisti prima che fossero trasferiti nell’ex stazione ferroviaria nel Quai d’Orsay, tra i delicati paesaggi inondati di luce scoprii una locomotiva nera che entrava in una stazione sbuffando un pennacchio di fumo bianco.
Osservai a lungo la tela e mi sembrò di capire come mai il cinema francese veniva definito “impressionista”: aveva a che fare con i treni in arrivo.
Spiegai la mia teoria a zio Bernard e lui sollevò le sopracciglia con espressione ironica, ma era troppo buono per correggermi. Anzi, mi insegnò a usare il proiettore, raccomandandomi di stare sempre molto attento a non lasciare troppo a lungo la pellicola di celluloide davanti al fascio di luce.
Quando vedemmo insieme Nuovo Cinema Paradisocapii perché. Il film era uno dei preferiti di zio Bernard, che con ogni probabilità aveva battezzato il proprio cinema in omaggio a questo classico della cinematografia italiana, benché non avesse un’essenza impressionista. “Niente male per essere italiano, eh?” borbottò con i suoi modi da patriota burbero, senza però riuscire a nascondere la commozione. “Sì, bisogna ammettere che anche gli italiani ci sanno fare.”
Io annuii, ancora scosso per la tragica sorte del vecchio proiezionista rimasto cieco nell’incendio che distrugge la cabina. Naturalmente mi immedesimavo nel piccolo Totò, anche se mia madre non mi aveva mai picchiato perché spendevo i miei soldi per vedere i film. D’altronde non ne avevo nemmeno bisogno, dal momento che potevo vederli gratis, compresi quelli non propriamente adatti a un bambino di undici anni.
A zio Bernard non interessava che un film fosse vietato ai minori, purché fosse un “buon film”. E un buon film era un film con un’idea: un film capace di toccare l’anima e dimostrare empatia per l’arduo compito di “essere”, di regalare un sogno a cui aggrapparsi in questa vita non sempre facile.
Cocteau, Truffaut, Godard, Sautet, Chabrol, Malle: per me erano tutti come vicini di casa.
Incrociavo le dita per il ladro di Fino all’ultimo respiro; indossavo i guanti insieme a Orfeo e attraversavo lo specchio per liberare Euridice dagli inferi; ammiravo il fascino divino di Bella in La bella e la bestia, con i capelli biondi che le arrivano ai fianchi, mentre precede il mostro triste sulla scalinata al chiarore tremolante di un candelabro a cinque bracci; e mi angosciavo con Lucas Steiner, il regista ebreo in L’ultimo metrò, che vive nascosto nello scantinato del teatro e ascoltando le prove si accorge che la moglie è innamorata di un collega attore. Gridavo insieme ai ragazzini di La guerra dei bottoni che si azzuffano tra loro; soffrivo con Baptiste che in Amanti perduti cerca disperatamente di ritrovare Garance nella bolgia del carnevale; inorridivo quando Fanny Ardant spara all’amante e poi si uccide in La signora della porta accanto; consideravo stramba Zazie di Zazie nel metrò, con i grandi occhi e la fessura tra i denti davanti; e ridevo dei fratelli Marx all’opera e delle scoppiettanti schermaglie verbali di Billy Wilder, Ernst Lubitsch e Preston Sturges, che zio Bernard chiamava semplicemente les américains.
Preston Sturges, mi raccontò una volta zio Bernard, aveva stabilito le regole d’oro della commedia brillante: un inseguimento è meglio di una conversazione, una camera da letto è meglio di un salotto e un arrivo è meglio di una partenza. Regole che ricordo ancora oggi.
Va da sé che les américains non erano impressionisti come “noi francesi”, in compenso erano molto divertenti e i loro dialoghi molto arguti, mentre spesso i film francesi davano l’impressione di origliare prolisse discussioni tenute per strada, in un caffè, al mare o a letto.
Si potrebbe dire che a tredici anni conoscevo parecchie cose della vita, nonostante non ne avessi ancora una grande esperienza.

In una piccola strada di Parigi, percorrendo rue Bonaparte fino a scorgere la Senna e girando due volte l’angolo, si trova un luogo incantato: il Cinéma Paradis. È questo il regno di Alain Bonnard, l’appassionato e nostalgico proprietario del locale. Ed è qui che ogni mercoledì, al secondo spettacolo, va in scena Les amours au Paradis, una rassegna dei migliori film d’amore del passato. In quelle sere il Cinéma Paradis è avvolto da una magia particolare: regala sogni, come recita il poster appeso in biglietteria, sopra alla cassa antiquata. La piccola folla di habitué si abbandona volentieri sulle vecchie poltroncine di velluto per farsi rapire dal fascino del grande schermo. Ma da quando al secondo spettacolo partecipa anche una certa ragazza, è Alain a sognare più di tutti. Cappotto rosso, sorriso timido, siede sempre nella stessa fila, la numero diciassette. Poi, non appena in sala si riaccendono le luci, si allontana solitaria nella notte parigina. Chi è? E qual è la sua storia? Finalmente Alain trova il coraggio di invitarla a cena. È una serata perfetta e in più, poco dopo, accade un altro fatto eccezionale: un famoso regista americano annuncia di voler girare il suo prossimo film proprio dentro al Paradis, con protagonista la bellissima e inavvicinabile Solène Avril. Non solo Alain potrà conoscere una vera star, ma all’improvviso il minuscolo cinema, in perenne lotta per la sopravvivenza, registra ogni sera il tutto esaurito. Alain è fuori di sé dalla gioia. C’è solo una cosa che lo preoccupa: proprio quando va tutto a gonfie vele, la misteriosa ragazza con il cappotto rosso sembra scomparsa dalla faccia della terra. Che sia solo una coincidenza?

Goodreads