Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


Lascia un commento

Recensione: “The giver – Il donatore”, Lois Lowry.

Lunedì mattina! Il mio ragazzo è appena ripartito e ho davanti a me ho un’intera giornata di studio per tentare di recuperare tutta la mole di arretrati accumulati. Non so se sia peggio questo o la prospettiva che fino a Natale non lo rivedo più. In ogni caso, buon inizio settimana creaturine!

Ma ora Jonas sapeva cosa fosse la vera tristezza. Aveva provato il dolore. E sapeva che, per quelle emozioni, non esisteva conforto immediato.

Titolo: The Giver – Il donatore
Titolo originale: The Giver
Autore: Lois Lowry
Pagine: 176
Editore: Giunti
Anno: 2014 (prima edizione: 1995)

Giudizio: 4/5

Sinossi
Jonas ha dodici anni e vive in un mondo perfetto. Nella sua Comunità non esistono più guerre, differenze sociali o sofferenze. Tutto quello che può causare dolore o disturbo è stato abolito, compresi gli impulsi sessuali, le stagioni e i colori. Le regole da rispettare sono ferree ma tutti i membri della Comunità si adeguano al modello di controllo governativo che non lascia spazio a scelte o profondità emotive, ma neppure a incertezze o rischi. Ogni unità familiare è formata da un uomo e una donna a cui vengono assegnati un figlio maschio e una femmina. Ogni membro della Comunità svolge la professione che gli viene affidata dal Consiglio degli Anziani nella Cerimonia annuale di dicembre. E per Jonas quel momento sta arrivando. Età di lettura: da 14 anni.
Continua a leggere

Annunci


Lascia un commento

#4 Incipit Madness

Quasi mi rifiuto di credere di aver letto così pochi libri in un mese intero. Quasi. La verità è che, come ormai sapete benissimo, il tempo libero scarseggia in maniera a dir poco imbarazzante, motivo per cui dovrei esser contenta di aver portato a casa quattro titoli…! November, please be kind. Ho voglia di leggere tanto, di leggere cose belle, di divertirmi e di riuscire a ritagliarmi il tempo per farlo: teniamo tutto incrociato!

Poppy sistemò una delle sirene davanti al tratto d’asfalto che rappresentava il Mar Nerissimo. Erano vecchie – comprate ad un mercatino di beneficenza -, con la testa grossa e lucida, le code di vari colori e i capelli crespi. Zachary Barlow riusciva quasi ad immaginare le pinne che sbattevano, mentre le sirene attendevano che la nave si avvicinasse, gli sciocchi sorrisi di plastica che mascheravano le loro letali intenzioni. Avrebbero fatto schiantare l’imbarcazione nell’acqua bassa, se avessero potuto, avrebbero attirato l’equipaggio in mare e avrebbero sbranato i pirati con i denti aguzzi.
— Holly Black, Doll Bones.

Era quasi dicembre e Jonas aveva paura. No, si corresse tra sé, non era quello il termine esatto. Paura indicava l’angosciosa sensazione che stesse per accadere qualcosa di terribile. Paura era l’emozione provata un anno prima, quando, per ben due volte, un aereo non identificato aveva sorvolato la comunità. Una rapida occhiata al cielo e Jonas aveva visto sfrecciare un aereo elegante, quasi una sagoma indistinta data l’alta velocità, seguita un istante dopo da un boato; poi di nuovo, in un attimo, dalla direzione opposta, ecco ripassare lo stesso aereo.
— Lois Lowry, The Giver – Il donatore.

– Solo un caffè, grazie.
La cameriera sollevò le sopracciglia disegnate. – Niente da mangiare? – chiese con aria delusa  un marcato accento slavo. Simon Lewis non poteva darle torto: probabilmente la ragazza sperava in una mancia migliore di quella che avrebbe ricevuto per una semplice tazza di caffè. Ma non era colpa di Simon se i vampiri non mangiavano. A volte, al ristorante, ordinava comunque un po’ di cibo, giusto per dare una parvenza di normalità, ma la sera tardi un martedì, in un Veselka dove era quasi l’unico cliente, non valeva la pena sforzarsi.
– Caffè e basta.
— Cassandra Clare, Shadowhunters – Città degli angeli caduti.

Simon se ne stava in piedi, attonito, davanti alla porta di casa.
Era l’unica che avesse mai conosciuto. Era il posto dove i suoi genitori lo avevano portato dopo che era nato. C’era cresciuto, fra le mura di quella villetta a schiera di Brooklyn. D’estate aveva giocato in strada all’ombra degli alberi e d’inverno aveva trasformato i coperchi della spazzatura in slittini improvvisati. In quella casa la sua famiglia aveva osservato la shiva, i sette giorni di lutto, in seguito alla morte del padre. ed era sempre lì che aveva baciato Clary la prima volta.
Non si sarebbe mai immaginato che un giorno, per lui, quella porta sarebbe stata chiusa.
— Cassandra Clare, Shadowhunters – Città delle anime perdute. 


Lascia un commento

#13 Teaser Thursday

Dopo pranzo, mentre gli passava accanto in corridoio, Poppy gli mise in mano un bigliettino triangola. Zach non aveva bisogno di aprirlo per sapere di che cosa si trattava. Domande. Non riusciva a ricordare a chi fosse venuta l’idea, o quando, ma le domande erano una strana faccenda privata fuori dal gioco. Lui e Poppy e Alice dovevano rispondere a qualsiasi domanda venisse posta sul gioco, per iscritto, ma solo chi aveva fatto la domanda poteva conoscere la risposta. I personaggi non l’avrebbero saputo.
Si passavano bigliettini avanti e indietro, specie quando uno di loro stava per finire in castigo o per partire. Zach provava sempre una vampata d’esaltazione – e un briciolo di paura – nel momento in cui riceveva un bigliettino ripiegato. Era un elemento particolarmente rischioso del gioco. Se fosse finito nelle mani di un insegnante o se l’avesse visto l’Alex… Bastava il pensiero a fargli avvampare il collo per l’imbarazzo.

Jonas pedalava senza fretta, controllando ogni singola rastrelliera davanti a ogni edificio alla ricerca della bici di Asher. Era raro che trascorresse le ore di volontariato assieme all’amico, perché i suoi continui scherzi rendevano difficile lavorare seriamente; ma ora, con la Cerimonia dei Dodici ormai alle porte, la cosa non sembrava più tanto importante.
La libertà di scegliere come passare quelle ore era sempre sembrata a Jonas un lusso incredibile: tutte quelle altre erano regolate con una tale precisione! Ricordava quando era diventato un Otto, come Lily di lì a poco, e aveva dovuto compiere quella scelta. Gli Otto affrontavano sempre le loro prime ore di volontariato con un certo nervosismo, ridacchiando e stringendosi in crocchi e, quasi invariabilmente, le trascorrevano nella familiare area di ricreazione, aiutando i più piccoli. Ma poi, con l’aumentare della sicurezza in se stessi e della maturità, cominciavano a dedicarsi ad altri compiti, prediligendo quelli più consoni alle loro attitudini e inclinazioni.

…e non mi guardate così, ve li avevo promessi! E già che ci sono, colgo l’occasione per dirvi che siete ancora in tempo ad unirvi al #PABGivRA organizzato da Please Another Book: cliccate sul banner qui sotto e andate al post incriminato per tutte le specifiche del caso. Ci si diverte moltissimo a leggere in compagnia, non abbiate paura di buttarvi!