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Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


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Recensione: “Trentatré”, Mirya.

A breve – ma proprio a brevissimo – esce il cartaceo. Serve davvero dirvi altro?

Non si può essere ottimisti solo quando non si rischia niente. La fiducia nel mondo ha valore proprio quando è rischiosa.

Titolo: Trentatré
Autore: Mirya
Editore: self-published
Pagine: 381
Anno: 2014

Giudizio: ★★★★★

Sinossi
Trentatré sono i giorni che Dio Si impegna a trascorrere sulla terra, senza i Suoi poteri, prima che Suo Figlio acconsenta ad aiutarLo nell’Apocalisse; ma scopre subito che l’umanità è un abito scomodo da indossare.
Trentatré sono i giorni di cui Grace dispone per persuadere quel vecchio pazzo convinto di essere Dio che l’universo non deve finire; ma c’è un asino dagli occhi azzurri a complicarle la vita e a lei non resta che cercare di trasformarlo in un unicorno rosa.
Trentatré sono i giorni in cui Michele deve affrontare i suoi demoni, per liberarsi del marchio di Caino e imparare di nuovo ad avere fiducia; ma c’è una rossa intenzionata a combattere contro di lui che invece forse potrebbe combattere al suo fianco.
Trentatré sono i giorni necessari a cambiare per sempre le vite del vecchio Giò, di Amir, di Juliette e di tutti coloro che ruotano attorno allo stesso locale, quel locale che in fondo può assomigliare ad una casa, come loro in fondo possono assomigliare ad una famiglia.
Perché la fortuna non è positiva né negativa, le cose migliori accadono per caso e il mondo è pieno di incastri. Continua a leggere

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#5 Incipit madness

Non sto neanche a dirvi la tristezza per l’esser riuscita ad iniziare unicamente tre libri in tutto novembre. Mi lamenterei, se non fosse che ho un esame alle 11 e che sono in piedi dalle 6.30 nel tentativo di mettere delle pezze alle mie lacune. L’epoca assiale decisamente non è il mio forte. Vabbeh, capita anche questo: studiare come disgraziati e nonostante tutto non esser capaci di portare a casa il risultato. Mi presenterò con la mia faccia di bronzo migliore, molto dignitosamente tenterò di fare del mio meglio e poi mi toglierò il peso dal groppone. Amen.
Buona giornata bestioline!

Ricevetti la notizia da uno sconosciuto qualche mese dopo il mio ventunesimo compleanno. In quel periodo vivevo a New York sulla Novantaquattresima Strada, tra la Seconda e la Prima, parte di quel confine mutevole e senza nome che separa East Harlem dal resto di Manhattan. Era un isolato squallido, tetro e senza verde, fiancheggiato da palazzi fuligginosi e privi di ascensore che lo immergevano nell’ombra per gran parte della giornata. L’appartamento era piccolo, con il pavimento in pendenza e il riscaldamento che funzionava a tratti.
— Barack Obama, I sogni di mio padre.

Le luci notturne dei negozi di specchiarono sul suo viso, mentre con l’auto scivolava silenziosa per le strade semideserte. All’apparenza, Ryan guidava composta e tranquilla. In realtà, era solo troppo impegnata ad accogliere, uno per uno, gli improperi della sua mente.
Forse, potrei provare da Sullivan. Il suo market non è vicinissimo, ma ormai…
Arrivò a destinazione proprio mentre il parcheggio si stava svuotando del tutto ed assaporò la meravigliosa sensazione di poter posteggiare liberamente. Un’occhiata all’ingresso le confermò che il negozio era ancora aperto; tirò un sospiro di sollievo e si disse che, tutto sommato, era stata fortunata.
— Ella M. Endif, Manuale della perfetta adultera.

Iniziò come aveva preordinato, con qualche leggera nota solitaria, l’arpa celestiale che tanto amava seguita da violini e violoncelli, il pianoforte, i cori angelici che Gli intonavano la loro devozione. L’ultima volta che aveva puntato la sveglia era stato nel 1492: voleva vederla, la faccia di Colombo quando sbarcava nel Nuovo Mondo e non si rendeva conto di avere scoperto un Nuovo Mondo.
Era effettivamente una faccia da pirla.
— Mirya, Trentatré.