Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


6 commenti

#Blogmas – day 6

6

Sesta giornata di #blogmas!
Come sta andando, vi state divertendo? L’atmosfera natalizia vi sta trascinando in un vortice di lucine colorate, nastri e pacchettini che aspettano di essere incartati e riposti sotto le braccia amorevoli – e cariche di addobbi, di un albero di Natale? Sinceramente spero di sì, così posso iniziare a sentirmi meno sola in questa giornata che, per chi non lo sapesse, celebra una festività che ho sempre sentito da quando ero bambina. A Trieste, infatti, e forse in qualche altra parte d’Italia, il 6 dicembre si festeggia San Nicolò: durante tutta la settimana che precede questa giornata, in città viene organizzata una fiera, un trionfo di bancarelle che vendono un po’ di tutto e che rendono i pomeriggi bui un po’ meno bui, riempiendoli di voci, chiacchiere e dolcetti che lasciano le dita fastidiosamente appiccicose per ore. Quest’anno, come l’anno scorso, San Nicolò lo passo a Forlì, dove invece si festeggia Santa Lucia, quindi non andrò in giro per bancarelle (me ne vado invece a un seminario di kettleball, tanto per passare un pomeriggio alternativo!), ma questo non vuol dire che non senta – a distanza – l’atmosfera festiva che sono sicura essere un po’ ovunque per le vie della mia città.
Ma bando alle ciance. Il #blogmas di oggi è un teaser, tratto dal primo volume di una delle mie saghe preferite di sempre: quando si tratta di evocare emozioni e dipingerle con tinte straordinariamente nitide, Virginia de Winter è il primo nome che mi salta alla mente e questa scena, rubata alle pagine di Black Frairs, è una di quelle che più mi sono rimaste impresse. Sarà per la delicatezza con cui è narrata e per il contrasto quasi violento tra questa delicatezza e i sentimenti di cui è intrisa, io davvero non so spiegarvelo razionalmente, ma ogni volta che la leggo sento il desiderio fortissimo di essere lì anche io, assieme a loro. Sono sostanzialmente invidiosa di un libro, ecco. Ma non voglio rivelarvi altro, quindi mi mordo la lingua e, prima di lasciarvi al teaser, vi ricordo dell’incredibile giveaway che stiamo mettendo a punto per voi: le modalità di partecipazione potete trovarle qui.
Buon sabato, bestiarole!

I corridoi dei piani superiori erano avvolti nella semioscurità, la luce dal basso saliva morbida sfumando sui pianerottoli più in alto; tra le rose bianche immobili sui tavolini e la luminosità notturna appena più chiara del buio tra le mura, i quadri erano sagome scure incorniciate di vaghi barlumi dorati, volti in ombra e barbagli di pelle chiara dove arrivava il chiarore sbiadito della luna.
Eloise stava contando le porte per individuare quella della sua stanza, senza dover chiamare un valletto con una lampada, quando ebbe l’impressione di un movimento nell’oscurità.
Si avvicinò mentre la luna catturava un bagliore d’oro nell’ombra del corridoio e le sue dita trovarono il tessuto raffinato di una giacca da sera. In quel momento due mani si posarono sui suoi fianchi.
L’oscurità della notte si confuse con quella dietro gli occhi chiusi, la carezza di capelli soffici le toccò il viso mentre le mani riconoscevano le braccia che la circondavano con forza. Nel silenzio vegliato dalle porte sbarrate ascoltò il proprio sospiro spegnersi in un bacio che le fece perdere per un istante il senso di ogni cosa, la festa al piano di sotto e la musica svanita di colpo dalla sua mente.
Lui separò di un soffio le labbra dalle sue e le sfiorò la fronte con la propria, poi cercò di nuovo il suo bacio.
La lasciò, dileguandosi all’improvviso, inghiottito dalla stessa oscurità da cui era emerso, senza fare rumore così come l’aveva sorpresa, ed Eloise rimase con una mano appoggiata a una porta e l’altra premuta sul petto alla base della gola, trattenendo il respiro e il senso di calore che aveva dentro.
L’interno della stanza era ordinata e accogliente, i cuscini sprimacciati e le lenzuola girate sulle coperte come se lei già abitasse in quella casa. Schermò l’unica candela accesa su un tavolino e la portò vicino al letto, ai piedi del quale era posato un certo numero di pacchetti.
Non sembravano nuovi acquisti, alcuni avevano un impercettibile velo di polvere e i nastri erano leggermente schiacciati, come se fossero rimasti conservati a lungo sul fondo di qualche armadio.
Aprì un pacchetto a caso e vi trovò una spilla d’argento col blasone della Societas di Medicina. Rimase a contemplarlo a lungo finché, colta da una strana frenesia, non aprì anche gli altri pacchi, le mani che tremavano, ansiosa di scoprire se la sua intuizione era stata corretta.
Qualche minuto dopo era inginocchiata sul tappeto, col dorso di una mano premuto sulla bocca e un mantello da matricola stretto al seno.
Un regalo per ogni anno di Università che aveva trascorso da sola, a cominciare da quello da matricola, in cui Axel l’aveva calpestata con una crudeltà che aveva spaccato la sua vita in due parti, prima e dopo di lui. Ogni anno le aveva comprato un regalo, consapevole che lei non avrebbe potuto riceverlo.
Un libro di antiche romanze di studenti, una catena d’oro a cui appendere il simbolo della Fraternitas, se mai avesse deciso di far parte di qualcuna; il blasone della Societas di Medicina dove in cuor suo aveva deciso di entrare quando era appena una matricola; una sciarpa bianca ornata di trine che solo una studentessa anziana poteva permettersi di indossare al posto di quella più semplice imposta dalla divisa. Tutti quei regali erano un racconto silenzioso di come lui l’avesse sempre seguita passo per passo, senza mai abbandonarla.
Aveva avuto la stessa impressione in passato ma, a quei tempi, ciò che Axel metteva in atto era una pura e semplice persecuzione: punizioni che l’obbligavano a restare in collegio oppure a svolgere i compiti che le aveva assegnato. Momenti talmente penosi che anche il solo ricordarli le strappava una fitta di dolore.
«Non capisco», disse, ascoltando la propria voce forte e nitida e centellinando le parole come se servissero a chiarire qualcosa. La spiegazione, qualunque fosse, le era preclusa, Axel lo aveva fatto capire chiaramente. Eppure, mentre lisciava con dita distratte i nastri sciolti che qualcuno aveva legato intorno a quelle scatole all’epoca in cui lei lo aveva odiato e in cui aveva creduto che lui la odiasse, pensò che forse la verità era semplice: le aveva detto di essersi separato da lei contro la sua volontà e, quale che fosse il motivo, forse era una cosa che poteva cominciare ad accettare. Tuttavia, era un pensiero fin troppo simile a quelle che erano state le sue misere speranze e le faceva male.
Uscì dalla stanza col mantello ripiegato sul braccio, dimenticando la porta socchiusa; solo quando fu raggiunta di nuovo dal suono del pianoforte e delle chiacchiere ai piani inferiori ricordò che la casa era piena di ospiti e che probabilmente avrebbe dovuto attendere ore prima di riuscire a passare un istante da sola con Axel.
Quando però, arrivata sull’ultimo pianerottolo, prima della rampa che scendeva verso i saloni, lo vide seduto sui gradini in alto, nell’ombra delle scale, pensò che dopotutto avrebbe dovuto prevederlo.
Era in abito da sera formale, nero con la camicia a piegoline e la cravatta candida fermata da una spilla, eppure il modo in cui si appoggiava ai gradini era disinvolto, del tutto incurante di avere la casa praticamente invasa di gente che aspettava la sua compagnia.
Le sorrise voltando sicuro la testa, anche se lei sapeva che il folto tappeto aveva attutito il rumore dei suoi passi, come se non avesse mai dubitato che il suo sorriso potesse trovare altri che lei.
«Stai per ricordarmi di quando ci nascondevamo in cima alle scale per guardare i ricevimenti perché eravamo troppo piccoli per partecipare?», gli domandò.
Axel rise e la luce creava aloni di miele sul suo viso, qualcosa che la spingeva a inginocchiarsi accanto a lui per poterla raccogliere con le dita.
«Sì, confesso che stavo per diventare così banale».

Calendario prima settimana
1 – 7 dicembre

– Lunedì 1 Dicembre Kikkasole su Testa e Piedi tra le pagine dei libri
– Martedì 2 Dicembre Anncleire su Please Another Book
– Mercoledì 3 Dicembre Federica su Pazza Folle Meravigliosa Idea
– Giovedì 4 Dicembre Cee su Se Solo Sapessi Dire
– Venerdì 5 Dicembre Erika su Wonderful Monster
– Sabato 6 Dicembre Chiara su Chiaraleggetroppo
– Domenica 7 Dicembre Franci su Coffee and Books

Annunci


10 commenti

Vampiri sul comodino: Paperboy – Fidanzati di carta – Halloween edition.

È la vigilia di Ognissanti, e che io lo dica non è affatto casuale. Ma onde evitare di anticiparvi il Signor Pezzo di Manzo DOP che ci farà compagnia in questo venerdì di fine ottobre, vi segnalo questa pregevole iniziativa – organizzata nel giro di pochissimo grazie ad un furibondo tornado di email a tutte le ore del giorno e della notte – partorita dall’incredibile mente di Annachiara: Vampiri sul comodino. Nel corso di tutto oggi, infatti, troverete post a tema vampiresco su Please Another Book, Se solo sapessi dire e Follepazzameravigliosaidea, a cui tra parentesi dobbiamo questo banner assolutamente spaventevole e stupendevole, per festeggiare in maniera molto poco british questo Halloween! Va da sé che, nel mio caso specifico, il contributo al tema prende una deriva ormonale non indifferente. Appurato che di libri mi sentite blaterare non solo in lunedì, ma sostanzialmente ogni giorno sui vari social e, se avete questa fortuna, persino su whatsapp dove le conversazioni scadono nel molesto fuori controllo; appurato che è venerdì e che il venerdì a noi piace sbrodolarci pensando a tutto quel ben di Dio cartaceo che esiste al mondo; appurato che sono così esaurita dall’università che non avrei saputo di che altre parlare… appurato che non ce la sto facendo neanche oggi, no, ho deciso di farmi perdonare con un Paperboy da comodino. Che vi faccia compagnia in queste notti fredde e buie. Peccato i vampiri siano a sangue freddo. La pianto, giuro. Coff.

Ashton Mikhael Blackmore di Blackmore
Diciamolo, il vampiro attizza. Ma deve esser fatto bene, senza innesti glitter sottopelle che il sole attiva, senza un’eccessiva brama di sangue. Diciamo che deve essere alto, prestante, capelli neri come inchiostro e occhi che sono ametiste contro un cielo notturno, ecco, è meglio. Diciamo anche che al pacchetto aggiungiamo pure un senso dell’umorismo sottile, un’educazione impeccabile, una generosa manciata di mistero e un passato intriso di sofferenze, e sì siamo a posto così grazie. Miss DeWinter ci ha regalato uno dei vampiri più affascinanti, intriganti e insondabili del mondo letterarario contemporaneo, una creatura così magnifica che le parole per descriverla, davvero, non rendono tutta la sua incomparabile figosità. Perché si, Ashton è figo, ma un figo vero, non uno di quelli che partono tanto bene e poi scadono nella banalità più assoluta nel giro di due capitoli. Lui è al di sopra di qualsiasi Edward Cullen da due soldi, detta senza giri di parole. Ha una missione, a cui è fedele e per la quale è disposto a sacrificare persino la propria vita. In tutto ciò, è così antico che ha visto generazioni intere di persone a lui care nascere e morire, e nonostante tutto non ha timore di legarsi alle persone, di affezionarsi, di sentire la vita per quanto abbia la consapevolezza di sopravviverle, di vederla appassire, di respirarne poi l’assenza nei secoli dei secoli. Io davvero, non lo so come si possa resistergli. Come si possa non volergli bene. Come si possa non volerlo e basta. Avete idea di quanto letale sia la combo capelli neri – occhi viola? No? Meglio per voi, perché nel momento in cui riuscite a visualizzare questo binomio di assoluta perfezione siete condannate a sospirare e disperarvi per il resto dei vostri giorni nella consapevolezza che tanta bellezza non può esistere nella realtà. Ma, se devo esser sincera, forse è meglio che Ashton sia solo di carta. Per lo meno, a suon di sognarlo, l’unica cosa che consumiamo sono le pagine del libro. Che, detto tra noi, non sono mai abbastanza.

Una statua dallo splendore del marmo di luna e una bellezza straziante da fare desiderare anche l’Inferno per poterla vedere ancora. L’aveva distratta per un istante, emergendo sul terrore folle che le invadeva il cervello.
Né morto né vivo, una creatura del sangue che cammina per l’eternità su quella soglia che agli umani è consentito varcare una volta soltanto, senza ritorno.