Chiaraleggetroppo

Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


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#53 Teaser Thursday!

Al volo, perché sono un po’ di corsa oggi – ma come tutte le volte che nomino il blog con persone che conosco nel mondo al di fuori dello schermo o queste persone mi chiedono del blog o delle mie letture, beh, il senso di colpa per la mancanza di post da qualche mese a questa parte è troppo grande e mi costringere a muovere la chiappe della mia virtuale pigrizia e produrre qualcosa. Caso vuole che oggi sia giovedì, quindi giornata di teaser: posso ritenermi fortunata. Vi lascio con un pezzettino della distopia che ho un lettura, Il giardino degli eterni di Lauren De Stefano e scappo a fare un po’ di commissioni prima di correre in palestra a provare un corso nuovo – potenzialmente mortale, e non sto scherzando neanche un pochino.

«Stai bene?», mi chiede.
È una domanda semplice e a lui che ha salvato la mia vita, per quanto poco valesse, riesco a dire la verità: «No».
Mi guarda per un po’. Devo avere un aspetto abbastanza patetico, ma non sembra che stia davvero guardando me: pare che il mio viso lo stia portando in qualche luogo lontano.
«Che c’è?», gli chiedo. «A cosa stai pensando?».
Fa passare un po’ prima di rispondere. «Te n’eri quasi andata». E non si riferisce al fatto che sono quasi scappata. Apro la bocca, non so bene per dire cosa. Forse vorrei scusarmi di nuovo, ma lui mi prende il viso tra le mani e preme la sua fronte contro la mia. Mi sta così vicino che sento i suoi piccoli respiri caldi, e so solo che, la prossima volta che inspira, vorrei che portasse via anche me. Le nostre labbra si sfiorano così delicatamente che all’inizio me ne accorgo appena. Poi premono le une contro le altre con più forza e si tirano un po’ indietro solo per ritornare a unirsi. Per tutto il corpo sento scorrere il calore, anche tra le ossa rotte, laddove dovrei provare solo dolore. Gli metto le braccia intorno al collo e lo tengo stretto. Stretto perché in questo posto non sai mai quando ti porteranno via le cose belle.
C’è un rumore in corridoio e ci dividiamo bruscamente. Gabriel si alza e va a vedere, poi guarda fuori dalla finestra. Siamo soli, ma ci siamo presi un bello spavento. La porta è aperta: davvero un bel modo di stare attenti. Riesco a sentire distintamente il mio cuore che batte. Ed è per l’euforia, non per il dolore o per il vento forte, che non riesco a respirare. Gabriel si schiarisce la voce: ha le guance di un rosa acceso e gli occhi un po’ offuscati. Non riusciamo a incrociare i nostri sguardi. «Ti ho portato una cosa», dice, evitando di fissarmi. Mi porge quello che aveva in mano un minuto fa: è un libro nero e pesante, con un cuore rosso sulla copertina.
«Mi hai portato l’atlante di Linden?», gli domando, un po’ perplessa.
«Sì, ma guardalo». Lo apre su una pagina piena di mappe marroni e beige, con sopra delle linee blu. Il titolo in cima dice Fiumi d’Europa. Su un lato c’è una legenda che indica i fiumi e i punti d’interesse. Gabriel mi indica il terzo dal basso: Rhine. Fa scorrere il dito su tutta la lunghezza della linea blu.
«Rhine è un fiume», dice.
Be’, era un fiume. Prima che tutto venisse distrutto. Io non lo sapevo, ma i miei genitori sicuramente sì. Gli piaceva tanto giocare agli scienziati misteriosi, e alla fine non hanno mai avuto occasione per dirci tante cose, a me e a mio fratello.
Seguo il dito di Gabriel lungo il percorso di un fiume che non esiste più. Penso che magari è ancora laggiù, da qualche parte: potrebbe essersi disperso nell’oceano, dietro quel cancello di ferro a forma di fiore che porta alla libertà.
«Non ne avevo idea», dico. «Pensavo che non significasse niente».
Era a questo che si riferiva Rose, quando le rivelai il mio nome e lei mi rispose che era un posto bellissimo?
«Dice solo che era un fiume navigabile, non ci sono altre informazioni», aggiunge Gabriel, un po’ deluso.
«Ma va bene così!».
Rido e gli metto un braccio intorno al collo per avvicinarlo a me, poi gli do un bacio di ringraziamento sulla fronte. Tutti e due diventiamo rossissimi. Non può immaginare cosa significhi per me, ma dal suo sguardo capisco che si rende conto di aver fatto una bella cosa. Mi leva qualche ciocca di capelli dalla fronte e mi guarda. Rhine. Il fiume che, da qualche parte là fuori, è diventato libero.

Rhine ha sedici anni ed è bellissima. Ma è condannata a un destino terribile: morirà il giorno del suo ventesimo compleanno. E, come lei, tutti i ragazzi che vivono sulla Terra in un futuro non troppo lontano. Nel tentativo di trovare una cura per il cancro, infatti, un gruppo di scienziati ha finito per condannare la razza umana a una vita brevissima: vent’anni per le donne e venticinque per gli uomini. Anche l’avvenenza di Rhine rappresenta un pericolo: in questo mondo in decadenza, le ragazze più belle vengono rapite e date in spose ai Governatori, una casta di uomini ricchi e potenti.
Rinchiusa in una lussuosa dimora, Rhine passa i suoi giorni pensando a un modo per scappare e tornare alla libertà. Soprattutto da quando ha scoperto che la gabbia dorata in cui è prigioniera nasconde uno sconvolgente segreto: nei sotterranei vengono compiuti agghiaccianti esperimenti sugli esseri umani. Nel suo folle piano di fuga, sarà aiutata da un affascinante coetaneo incontrato durante la sua reclusione. Ma il tempo stringe e la libertà sembra sempre più lontana…

Che cosa faresti se conoscessi il giorno esatto della tua morte?


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#52 Teaset tuesday!

Una saga spettacolare, di cui è stato tradotto unicamente il primo capitolo.
L’estate scorsa mi struggevo d’amore per Aric, la Morte, e qualcosa mi dice che anche quest’anno la situazione non sarà troppo diversa. In attesa di veder comparire il mio terribile cavaliere biondo, vi lascio con il teaser di oggi. Buona giornata, buone letture!

I stared into Tess’s dark blue eyes as her power began to manifest.
Her skin heated beneath my hands, and a dull buzz sounded. A breeze blew in a circle around us. From my thorns? No, the current of air flowed clockwise.
Her power stoked, the heat from her body increasing till it scalded me. But I refused to release my hold. The buzz grew in volume. Louder. Louder. Our hair was dragged straight upward. When her body started levitating, I sank my claws deeper. If I hadn’t been here to anchor her, would she have floated away?
The noise had gotten so loud her ears bled. Wet warmth slicked down my neck as well.
Suddenly Tess threw back her head and screamed. I could perceive the earth—or our existence or reality or something—stilling for one airless instant . . . before grinding into motion. The wrong way.
We were rotating backward! The World Card, Quintessence herself, was making time flow in reverse.
First rotation. Below us came a splash as the Priestess first attacked. The leftover arsenal I’d used against her began to vanish—but within Tess’s circle, I remained the same, wet and bloodied.
Tess met my gaze. Her skin paled, her cheeks thinning.
Second rotation. Previous versions of me and Tess fled from the soldiers through the rock gully.
Beneath my claws, she was shedding weight at an alarming rate. “Please, Empress.” The whites of her eyes were red, vessels blown. From pressure?
Jack’s own eyes were gone. Brutally stolen. So I clawed her harder.
Third rotation. The soldiers had just begun giving chase.
Tess’s breathing grew labored. Her face was haggard, her cheekbones jutting sharply. Patches of her raised mane of hair came out, long sections plucked away into the ether.
Fourth rotation. Four disguised Arcana meandered through the camp, almost at the twins’ tent.
Tess’s sunken red eyes pleaded. She looked like one of my famine victims from a past game. Brittle. Dying.
Her arms deflated in my grip, my bloody claws scraping over bone.
Scrape, scrape . . .
Would I kill this girl to save Jack’s sight? “Not yet, Tess! Not yet!”

Fifth rotation. Still disguised, Gabriel and an earlier version of Tess landed on this bluff, meeting up with Selena and the earlier version of me. The beginning of our mission.
“No more!” I screamed.
As if at the end of a car wreck, the spinning abruptly . . . stopped. Tess’s head lolled, the remains of her hair hanging over her face.
The earth righted itself in fitful movements, seeming to gasp from exertion. With a shudder, the rotation ground forward once more.
Those earlier versions of me and Tess disappeared—leaving us, two girls aware of the near future, but physically changed. I’d been drained of power, with no arsenal to show for it.
And Tess . . . I released her arms, catching her as she collapsed, unconscious. Her now baggy clothing swallowed her emaciated body. Her teeth chattered, and she shivered for warmth. Would she survive?

Can Evie convince her rival loves to work together? Their survival depends on it in this third book of #1 New York Times bestselling author Kresley Cole’s Arcana Chronicles, a nonstop action tale of rescue, redemption, and a revenge most wicked.
Heartbreaking decisions
Evie was almost seduced by the life of comfort that Death offered her—until Jack was threatened by two of the most horrific Arcana, the Lovers. She will do anything to save him, even escape Death’s uncanny prison, full of beautiful objects, material comforts…and stolen glances from a former love.
Uncertain victory
Despite leaving a part of her heart behind with Death, Evie sets out into a perilous post-apocalyptic wasteland to meet up with her allies and launch an attack on the Lovers. Such formidable enemies require a battle plan, and the only way to kill them may mean Evie, Jack, and Death allying. Evie doesn’t know what will prove more impossible: surviving slavers, plague, Bagmen and other Arcana—or convincing Jack and Death to work together.
Two heroes returned
There’s a thin line between love and hate, and Evie just doesn’t know where she stands with either Jack or Death. Will this unlikely trio be able to defeat The Lovers without killing one another first…?


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Recensione: “Quanto ti ho odiato”, Kody Keplinger.

«Bene. Non sei stata per niente collaborativa, sai. Quindi voglio essere sincero con te. Devo riconoscerlo: sei più sveglia e testarda della maggior parte delle ragazze con cui parlo. Ma se sono qui non è solamente per scambiare battute argute». Spostò l’attenzione sulla pista da ballo. «A dire la verità, ho bisogno del tuo aiuto. Sai, le tue amiche sono fiche. E tu, cara, sei la DUFF».
«E che significa?»
«Sta per Designated Ugly Fat Friend, ovvero la tipa bruttina e cicciottella prescelta dal gruppo di amiche», spiegò lui. «Senza offesa, ma sei tu».

Titolo: Quanto ti ho odiato
Titolo originale: The DUFF
Autore: Kody Keplinger
Editore: Newton Compton
Pagine: 288
Anno: 2015

Bianca Piper ha diciassette anni, è cinica ma leale e non pensa minimamente di essere la più carina tra le sue amiche. È anche troppo intelligente per cedere al fascino di Wesley, il ragazzo più corteggiato e viscido della sua scuola. Bianca infatti lo detesta. Ma dato che le cose in famiglia non vanno granché bene e Bianca è alla disperata ricerca di una distrazione, un giorno finisce per baciare Wesley. Per scoprire addirittura che le piace. Desiderosa di fuggire dai problemi familiari, finisce per legarsi a lui e farci sesso. Ma Wesley è addirittura più scombinato del previsto e Bianca si ritrova terrorizzata all’idea di essersi innamorata proprio del nemico…

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#1 Nuovo sugli scaffali

Edit: questo post avrebbe dovuto finire online ieri pomeriggio, cosa che non è accaduta perché la programmazione di WordPress funziona solo quando vuole lei. Non sto a modificarlo, ma ci tengo a farvi sapere che non sono ancora in treno. Buon giovedì!


Buon giorno bestioline mie!
Mentre mi leggete sono in viaggio verso casa, di nuovo, dopo una rapidissima toccata e fuga in quel di Forlì. Mentre spero siate in un posto molto più bello e più fresco del vagone di un regionale veloce, vi lascio con qualche gustosa anticipazione delle nuove DeAgostini, programmate per quel di settembre quando, freschi freschi di vacanze, avremo bisogno di un validissimo sostegno per tornare alla solita routine universitaria/scolastica e, nel mio caso, lavorativa (!!!!). E ormai lo sapete, niente di meglio di un buon libro per tirarsi su quando l’abbronzatura inizia a sbiadire e l’aria a farsi più frizzante…!

liv, forever

Titolo: Liv, forever
Titolo originale: Liv, forever
Autore: Amy Talkington
Editore: DeAgostini Young Adult
Pagine: 280
Data di pubblicazione: 1 settembre 2015

Liv Bloom è ossessionata dall’arte. Ecco perché, quando vince una borsa di studio per la prestigiosa accademia di Wichkam Hall, è al settimo cielo. Ora ha finalmente tutto ciò che ha sempre desiderato. Compreso Malcolm, il ragazzo d’oro della scuola. Ma quello che Liv non sa è che tradizioni secolari e crudeli abitano i tetri corridoi di Wickham Hall. E che lei potrebbe essere la prossima, innocente vittima in una lunga scia di sangue…

“Liv, forever terrorizza e affascina allo stesso tempo. Una lettura indimenticabile.
— E. 
Lockhart

Una sorprendente ghost story. Romantica come Ghost e spaventosa come Il Sesto Senso.
Un colpo di scena inaspettato, una voce narrante memorabile e inquietante come quella di Amabili Resti.

[ € 14,90 ]

prendimi per manoTitolo: Prendimi per mano
Titolo originale: The year we fell down (The Ivy Years #1)
Autore: Sarina Bowen
Editore: DeAgostini Young Adult
Pagine: 268
Data di pubblicazione: 1 settembre

Corey Callahan non avrebbe mai immaginato di iniziare il college su una sedia a rotelle. È bastato un attimo, un maledetto attimo, per infrangere i sogni di una vita e rovinare una promettente carriera sportiva. Corey è convinta che nessuno al mondo possa capire come si senta. Nessuno tranne Adam, il ragazzo che abita nell’appartamento di fronte al suo. Adam è bello, simpatico, premuroso. E non gioca più a hockey a causa di un grave infortunio. Insieme a lui, Corey riesce a essere di nuovo felice. Ma c’è un piccolo problema: Adam è fidanzato. Con una ragazza assolutamente perfetta.

“Un romanzo che ho adorato.”
— Colleen Hoover

“Fantastico. Uno dei migliori new adult che io abbia mai letto.”
— Tammara Webber

Una storia d’amore impossibile e di seconde occasioni. Perfetta per le lettrici che hanno amato i romanzi di Jamie McGuire e Jessica Sorensen.

[ € 14,90 ]


Niente male, veh?
Per quanto l’autunno bussi sempre alle porte dell’estate troppo presto e con troppa foga, non è male sapere di poter affrontare tutto quello che si trascina dietro in compagnia di nuove storie, nuovi personaggi e nuovi mondi da scoprire. La DeAgostini, anche questa volta, sa come prenderci per la gola: li leggerete? Io, ma era ovvio, molto probabilmente si.

 


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MiniReview: “Deathless”, Catherynne M. Valente.

Libro consigliatomi dalla mia anima gemella, inutile dire che l’ho amato moltissimo – e non c’erano dubbi a riguardo, perché quando una persona è la tua anima gemella, lo è persino nei libri che legge e ti impone di leggere. Chiusa questa piccola, ma doverosa, premesse, vi auguro un buonissimo inizio di settimana!

Titolo: Deathless (Deathless #1)
Titolo originale: Deathless (Deathless #1)
Autore: Catherynne M. Valente
Editore: Corsair
Pagine: 352
Anno: 2011

A glorious retelling of the Russian folktale Marya Morevna and Koschei the Deathless, set in a mysterious version of St. Petersburg during the first half of the 20th century. Child of the revolution, maiden of myth, bride of darkness.
A handsome young man arrives in St Petersburg at the house of Marya Morevna. He is Koschei, the Tsar of Life, and he is Marya’s fate.
Koschei leads Marya to his kingdom, where she becomes a warrior in his tireless battle against his own brother, the Tsar of Death.
Years pass. Battle-hardened, scarred by love, and longing for respite, Marya returns to St Petersburg – only to discover a place as pitiful as the land she has just fled: a starveling city, haunted by death.
Deathless is a fierce story of life and death, love and power, old memories, deep myth and dark magic, set against the history of Russia in the twentieth century. It is, quite simply, unforgettable.

COSA MI È PIACIUTO

  • L’ambientazione. La Russia della Rivoluzione è un una parentesi spazio-temporale che ha su di me un fascino incomparabile, mi prende e non mi lascia più andare, e la Valente è stata capace di ricostruirne uno spaccato che è così vivido, così reale, così assolutamente particolare da lasciare senza fiato. Pagina dopo pagina, l’impressione di non essere più nella mia cameretta a Forlì ma in un paese dai contrasti violenti, opulento anche nella miseria, affilato d’inverno e generoso d’estate si è fatta via via più forte, fino a sradicarmi totalmente dal mio presente per catapultarmi in un mondo dove realtà e folklore sono così sapientemente calibrati da rendere impossibile distinguere il punto esatto dove uno inizia e l’altro finisce.
  • I personaggi. Costruiti magistralmente, sviluppati in maniera coerente e mai banale, unici, inconfondibili, con voci talmente particolari da saltare letteralmente fuori dallo schermo del kobo e prendere vita davanti ai miei occhi, trascinandomi in un mondo vivido quanto loro. Marya, Koshei, Ivan, tutta la schiera di creature prese in prestito dal folklore russo… non c’è davvero modo per descrivere a parole la straordinaria personalizzazione che l’autrice ha saputo cucire su ogni nome, facendo vivere l’inchiostro, dandogli la forma di qualcosa di unico e irripetibile.
  • La storia. Eccezionale. Non c’è niente da fare, la Valente ha fatto bene i compiti e si vede: il contesto storico è impeccabile, la trama vi s’incastra con una naturalezza strabiliante e la narrazione scandisce un ritmo maestoso, mai troppo veloce o troppo lento, snodandosi attraverso gli anni senza fatica, accompagnando il lettore attraverso le ombre e le luci di una terra dai contrasti vibranti e il passato imponente. Fiaba e realtà si mischiano, amalgamando un racconto che coinvolge e cattura, che rende impossibile immaginare che sia solo frutto di una fantasia straordinariamente feconda e sapientemente utilizzata.
  • Lo stile. Perché si, per quanto il mio inglese non sia tale da permettermi di apprezzare le più piccole sfumature di una lingua che non è la mia, devo riconoscere che il modo in cui questo libro è scritto ha qualcosa di magico. Le parole hanno una consistenza che buca le pagine – o lo schermo del kobo, nel mio caso – e un sapore che è difficile ignorare, figuriamoci dimenticare.

“Deathless is a fairytale”, scrive Giovanna su Goodreads, “and is as dark and sweet and lovely as only a fairytale can be”. Ed è proprio così, senza mezzi termini e senza mezze misure: la scrittura non è che l’ennesimo riflesso di un libro ben scritto, ben pensato e ben costruito, che vi ruberà il cuore senza mostrar segni di rimorso, consegnandovi ad un mondo che che vibra di ombre e luce, facendosi ora metafora e ora fotografia, respirando magia e cruda realtà, costringendo il lettore a piegarsi alle ragioni della leggenda popolare che si anima e s’impone in una realtà impregnata di gelido, crudele cinismo.
Leggetelo, amatelo, custoditelo con cura: non vi deluderà.

Let the truth be told: There is no virtue anywhere. Life is sly and unscrupulous, a blackguard, wolfish, severe. In service to itself, it will commit any offense. So, too, is Death possessed of infinite strategies and a gaunt nature- but also mercy, also grace and tenderness. In his own country, Death can be kind.


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Recensione: “Shiver”, Maggie Stiefvater.

Sarebbe stato così facile attraversare con le labbra i centimetri che separavano le nostre bocche.

Titolo: Shiver (I lupi di Mercy Falls #1)
Titolo originale: Shiver (The wolves of Mercy Falls #1)
Autore: Maggie Stiefvater
Editore: Rizzoli
Pagine: 406
Anno: 2009

Grace e Sam non si sono mai parlati, ma da sempre si prendono cura l’una dell’altro. Non si conoscono, eppure lei rischierebbe la vita per lui, e lui per lei.
Perché Grace, fin da piccola, sorveglia i lupi che vivono nel bosco dietro casa sua, e in particolare uno dotato di magnetici occhi gialli, che negli anni è diventato il suo lupo. E perché Sam da quando era un bambino vive una doppia vita: lupo d’inverno, umano d’estate. Il caldo gli regala pochi preziosissimi mesi da essere umano prima che il freddo lo trasformi di nuovo.
Grace e Sam ancora non si conoscono, ma tutto è destinato a cambiare: un ragazzo è stato ucciso, proprio dai lupi, e nella piccola città in cui vive Grace monta il panico, e si scatena la caccia al branco. Grace corre nel bosco per salvare il suo lupo e trova un ragazzo solo, ferito, smarrito, con due magnetici occhi gialli. Non ha dubbi su chi sia, né su ciò che deve fare.
Perché Grace e Sam da sempre si prendono cura l’una dell’altro, e adesso hanno una sola, breve stagione per stare insieme prima che il gelo torni e si porti via Sam un’altra volta. Forse per sempre.

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#51 Teaser Tuesday!

Un po’ tardi, forse, ma che dire? Le atmosfere di questo libro mi hanno fatto perdere totalmente la cognizione del tempo e, beh, il teaser di oggi parla da sé: una scena meravigliosa.

In the deepest, most hidden room of the Chernosvyat, whose ossified cupolas shone here and there with silver bubbles and steel cruciforms, Koschei the Deathless sat on his throne of onyx and bone. His eyes drooped, redly exhausted, from weeping or working or both. Before him, on a great table formed from the pelvic dish of some impossibly huge fish, lay scattered maps and plans and letters, papers and couriers’ boxes, photographs and sketches, books wedged open, upside down, splitting their spines. Marya Morevna entered, her hunting costume half-open in the heat of the place. The dark walls of the Chernosvyat often seemed to breathe, and their breath came either brutally hot or mercilessly cold. Marya never knew which to expect. Silently, she walked around the long table and let a single golden feather drop. It drifted lazily down to rest on a requisition form. It no longer flamed, but glowed with a soft amber light.
“I would have preferred it living, volchitsa,” said Koschei, without looking up.
Marya shrugged. “It only died just now, as much of exhaustion from the hunt as the bullet.”
Koschei rose from his papers and drew her to him, bending to kiss her collarbone.
“I am proud of you, of course, beloved, baleful. But you must realize that you have only added a firebird to Viy’s cavalry. A black, flameless thing, its bony wings bearing ghost-pilots with their arms full of ordnance.”
Marya Morevna shut her eyes, savoring his lips on her skin as she savored the slab of black bread, buttered and spread with roe, once, long ago.
“It was hiding a clutch of eggs,” she breathed as he gripped her hair and tilted her head to show her throat, pale and bare. “In a short while we shall have enough firebirds to pull a siege tower, and still have one or two left over to light the hearth when we return.” His weight against her chilled and wakened her skin. She smiled against his dark glove. “Besides, it was tradition, once, for a suitor to fetch a firebird’s feather to show their good and marriageable qualities.”
“I know your qualities.”
Marya said nothing. She did not feel an urgency to marry, exactly—nothing like her sisters, who had longed for it like the prize at the end of a long and difficult game. But she did feel that as long as Koschei kissed her and kissed her and did not marry her, she remained a child in Buyan—a cosseted tsarevna, but not a Tsaritsa, not a native. A human toy. She did not care whether he gave her a ring—he had given her dozens, of every dark and glinting gem—but she did not wish to be a princess forever. Koschei picked up the knife he had been using to open couriers’ seals and looked up at her speculatively. Reaching up, he slowly sliced off the buttons of her hunting dress.
“If you keep cutting at me I shall have no clothes left,” said Marya Morevna. The gems in her hair clattered against one another as he cupped her skull in one large hand. With the other, he cut away the skirt of her dress in a stroke, like peeling the skin off a red, red apple. His hands burned coldly on her. She felt, as she could always feel, the bones of him beneath the skin of his fingers, his hips. Then he hardened, his skin becoming warm and real and full. A skeleton, always, embraced her first, and then remembered to be a man. She understood—had he not told her?To be Deathless is to treat with death in every moment. To stave death is not involuntary, like breathing, but a constant tension, like balancing a glass on the head. And each day the Tsar of Life fought in his own body to keep death down like a chastened dog. Koschei dug his nails into the small of Marya’s naked back; blood welled in tiny drops. Marya cried out a little, her breath thin and quick, and he lifted his thumb to his lips, suckling at the little smear of her blood. His cheeks, always gaunt, hung with shadows, and he watched her with a starveling’s eyes. But that did not frighten her anymore. Her lover often looked starved, hounded. She could kiss those things from him, and often did, until his face waxed seraphic, soft, smooth—as anyone can do for her mate when the day is long and hard, and solace far off. She thought nothing of it now, of kissing him alive. Everything in this place was livid and lurid and living, and when he loved her and hurt her all at once she lived, too, higher and harder than she had thought she could. Yes, she thought, magic is like that, when it comes. Like the fountains of blood, the houses of skin and hair, Koschei had long since become home. So Marya smiled as he bit her shoulders, feeling infant bruises bloom invisibly under her skin. Tomorrow I shall wear them like medals, she thought as he lifted her up onto the wreckage of field maps and mechanical diagrams.
“Koschei,” she whispered against his neck, where his dark hair curled. “Where do you keep your death?”
Koschei the Deathless lifted the calves of Marya Morevna around his waist and sank into her with the weight of years. He moaned against her breast. It stopped her breath, how like a child the Tsar of Life became when he needed her. The power she had over him, that he gave her. Who is to rule, that is all.
“Tell me,” she whispered. She wanted that, too. She wanted so much these days, everything she touched.
“Hush, you Delilah!” He thrust against her, the bones of his hips stabbing at her soft belly.
“I keep nothing from you. I befriend your friends; I eat as you eat; I teach you the dialectic! If you will not take me to wife, at least take me into confidence.”
Koschei squeezed his eyes shut. He winced with the force of his secret, his climax, his need. As he gripped her tighter and tighter, Marya thought his face grew rounder, younger, as though breathing in her own youth.
“I keep it in a glass chest,” he gasped finally, pushing her roughly back over the stacks of predicted troop movements, his fists caught up in the infinite mass of her hair. “Guarded by four dogs: a wolf like you, a starved racing hound, a haughty lap pup, and a fat sheepdog. All their names begin with the same letter, and only I know the letter.” He shut his eyes against her cheek as she arched toward him like a drawn bow. “And only someone who knows their names can reach the chest where I keep my death.”
Koschei cried out as though he were dying. He leaned against his love, his chest shaking. She held him, like a baby, like her own. And it did not escape her that speaking of his death excited Koschei somewhere deep inside, as if the proximity of it, even the word itself, sizzled electric in his brain.
“Will we win, Koschei?” she whispered. The room went suddenly frigid, frost gathering at the tall windows. “Will we win this war?”
“War is not for winning, Masha,” sighed Koschei, reading the tracks of supply lines, of pincer strategies, over her shoulder. “It is for surviving.”

A glorious retelling of the Russian folktale Marya Morevna and Koschei the Deathless, set in a mysterious version of St. Petersburg during the first half of the 20th century.
Child of the revolution, maiden of myth, bride of darkness.
A handsome young man arrives in St Petersburg at the house of Marya Morevna. He is Koschei, the Tsar of Life, and he is Marya’s fate.
Koschei leads Marya to his kingdom, where she becomes a warrior in his tireless battle against his own brother, the Tsar of Death.
Years pass. Battle-hardened, scarred by love, and longing for respite, Marya returns to St Petersburg – only to discover a place as pitiful as the land she has just fled: a starveling city, haunted by death.
Deathless is a fierce story of life and death, love and power, old memories, deep myth and dark magic, set against the history of Russia in the twentieth century. It is, quite simply, unforgettable.