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Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!

Recensione: “Comunque vada non importa”, Eleonora Caruso.

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Vojo morì: si riassume così il mio stato fisico/emotivo/mentale, dopo un esame e un dibattito a ventiquattro di distanza e cinque giorni per preparare altri due esami. Natale si fa desiderare, quest’anno… vorrei poterlo aspettare rannicchiata sotto il piumone mangiando Nutella, se devo esser sincera. Un po’ come fa Darla, la protagonista di Comunque vada non importa, solo facendo la doccia una volta al giorno perché i capelli sporchi mi fanno andare fuori di testa come poche altre cose nella vita. Motivo per cui chiudo qui, e vado a darmi una sciacquata dopo una giornata decisamente infinita.

Comunque vada non importa - Eleonora CarusoTitolo: Comunque vada non importa
Autore: Eleonora Caruso
Editore: Indiana Editore
Pagine: 220
Anno: 2012

Giudizio: 4/5

Sinossi
Darla vive arenata sul divano di casa, incollata al computer, esce solo per andare in fumetteria. Manga e cartoni giapponesi sono il suo universo, veri e propri oggetti salvifici, le uniche coordinate per lei valide. Tra Twitter, social network e battute al vetriolo, a ventidue anni si è asserragliata in un fortino apparentemente inespugnabile, chiudendo fuori un padre con cui non riesce a dialogare, il fratello Andrea che l’ha sempre messa in ombra, un’università che non ha nulla da offrirle. Ma quando Andrea si ammala gravemente, vittima dell’odio per se stesso, Darla è costretta a distogliere gli occhi dal monitor e a guardarsi intorno: scoprirà che il suo mondo non le basta più, e avrà bisogno di amare, di litigare, di fare spazio a chi, fino a quel momento, ha sempre respinto.

Avete presente quel senso di repulsione nei confronti di qualcosa che pur tuttavia non è sufficiente a scollarvi, da quel qualcosa? Succede con questo libro. Comunque vada non importa è un continuo pugno allo stomaco, una sofferenza inevitabile e a cui si finisce per non voler rinunciare nonostante il costante senso di disagio e fastidio che la lettura comporta. Che Darla, comporta – i suoi pensieri, i suoi ragionamenti, l’assoluta inerzia con cui si abbandona alla vita senza neppure fingere una ben che minima pretesa di controllo su se stessa e il suo tempo. Si limita ad esistere, incastrata nella conca del divano dell’appartamento che divide con il fratello a Milano, senza neppure sapere cosa diavolo ci sia mai andata a fare, a Milano. Perché la risposta non è “l’università” o “il lavoro”: Darla vive sepolta nel suo degrado da ormai un anno, si limita ad uscire due volte al mese e cercando di mantenere al minimo i contatti con gli altri esseri umani. Il suo universo si compone di manga, anime e porno classificati con una maniacalità che, se applicata al resto del suo vita, la vedrebbe in procinto di laurearsi. Invece no, la sua esistenza si trascina svogliatamente tra polvere, immondizia, action figures e monologhi di Neon Genesis Evangelion recitati all’infinito e nei momenti più disparati. Un po’ come la polvere, si posa dappertutto senza mai trovare davvero un posto cui appartenere. Non alla sua famiglia disastrata, non nella casa che divide con il fratello. E poi è brutta, senza che ci sia bisogno di una descrizione fisica a confermarlo. È brutta perché non è nata bella e perché ha scelto di rimanere tale, perché ha scelto se stessa rinunciando a qualsiasi tipo di feedback altrui. Non le interessa, non davvero, sapere cosa le persino pensino di lei: che lo pensino pure, a conti fatti, tanto le cose non cambieranno per questo.
Tutto il racconta ruota attorno alla sua incapacità e al suo non-desiderio di piacere agli altri, filtrato dalla cultura pop degli anni ’90, sfumato da reminescenze di quella che è stata la mia adolescenza (l’approccio ai manga e agli anime, le difficoltà ad integrarmi al liceo, l’assoluta mancanza di chiarezza – tutt’ora persistente – di quello che voglio fare della mia vita ). Solo che per Darla non è mai arrivata la botta con il mondo reale, quella che ti porta a scuotersi di dosso l’eccessiva indifferenza, che ti costringe a reagire e ad affrontare la vita che ti precipita addosso. O meglio, arriva dopo tre anni fuori casa, tre anni in cui molto si è logorato e molto è andato perduto, tre anni spesi in una città di cui non vuole neppure imparare i nomi delle fermate della metropolitana che la riportano al suo appartamento.
C’è qualcosa di estremamente perverso, nella prima parte del libro, un senso di malattia e disturbo che non sono sicura di aver inquadrato perfettamente ma in cui ho riconosciuto più di qualcosa che ho sentito come mio, pur senza dilatarlo in maniera così esagerata. La pigrizia, poi, è qualcosa di così sconvolgente. Chi mai non ha detto “non ho voglia di alzarmi e andare in bagno”? Tutti l’abbiamo fatto. Ma quanto di noi, poi, sono rimasti inchiodati al divano per ore, fino al punto da star male fisicamente, pur di non alzarsi? Tutta questa apatia, il rifiuto del mondo vero in favore di uno virtuale, l’inconcludenza, il vittimismo esagerato. Ad un certo punto ho temuto fosse troppo, ci sono stati momenti in cui mi sono ritrovata a pensare alle mie vicende personali, alle similitudini con la vita di Darla, per ringraziare il giorno in cui i miei genitori mi hanno costretta a parlare con qualcuno di quelli che erano i miei problemi. C’è stato davvero un momento, qualche sera fa, in cui ho posato il kobo sul piumone e detto che no, non ce la posso fare. Che non riesco a leggere di una giovane donna troppo pigra persino per mettere un assorbente quando ha il ciclo. Che proprio no, non fa per me, che per quanto si possa soffrire un tale livello di degrado non lo posso proprio accettare. Ma si continua a leggere, ve lo posso garantire. Perché quando si è arrivati proprio al limite ecco che la vita, nella sua imprevedibile crudeltà, impone dall’alto la sua volontà e soprattuto impone a Darla di alzarsi dal divano e uscire dal bozzolo sicuro delle sue abitudini. Lo fa con cattiveria, senza le gentilezze che un romanzo potrebbe giustificare, a colpi di frusta che trasformano il ritmo della narrazione. E piano piano Darla si adegua, a malincuore ovviamente, e accetta di scendere a compromessi non tanto con se stessa quanto con le persone che si ritrova attorno – Alessandro, il ragazzo del fratello nonché suo primo amico, e Alberto, che per primo sembra essere l’unico in grado di trattarla senza il filtro della compassione che si è soliti riservare alle persone che sembrano essere meno di quello che siamo noi -, con quelle che ha perduto, con quelle che non ha mai voluto e che ha scoperto invece di avere.
Non c’è niente di facile o scontato, in Comunque vada non importa. C’è chi lo definisce un ritratto perfetto della generazione dell’autrice (ossia la mia generazione di fine anni ’80) e faccio fatica ad accettare completamente questa etichetta. Non a caso chi sostiene questa idea poi aggiunge persino chi è più facile rifiutarla, che non ammetterlo apertamente. Verissimo. C’è molto di me in questo libro, un molto però che va preso con le pinze e che sicuramente rappresenta una ferita non del tutto rimarginata della mia adolescenza, qualcosa che io ho difficoltà ad affrontare da sola, figuriamoci quando lo trovo nero su bianco in un libro che non concede sconti a nessuno. Non è un libro facile da consigliare, ma indubbiamente vale la pena di leggerlo. Se non altro perché, per una volta, si ribalta la classica situazione da ficcyna che diventa libro: l’autrice è uno dei capisaldi storici dell’EFP – Erika’s Fanfiction Page, uno dei luoghi proprio della mia adolescenza, dove già si distingueva per capacità narrativa. Il salto dal web alla carta stampata è una giusta conferma, la riprova che a volte, chi scrive bene, riesce ad arrivare.
Quattro stelline su cinque, ma solo perché – davvero – la prima parte mi ha gettato addosso un senso di disagio che ancora adesso non riesco a superare. Sconsigliato, caldamente, a chiunque si senta triste/solo/depresso.

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Autore: Chiaraleggetroppo

Venti +5, mi divido tra Trieste e Forlì. Leggo libri, guardo film, penso troppo. L’amore della mia vita ha quattro zampe, il pelo nero e si chiama Kora. #SonoFattaPeggioDiMale

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