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Venticinque anni e il naso sempre tra le pagine – Chistmas edition!


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#1 Nuovo sugli scaffali

Edit: questo post avrebbe dovuto finire online ieri pomeriggio, cosa che non è accaduta perché la programmazione di WordPress funziona solo quando vuole lei. Non sto a modificarlo, ma ci tengo a farvi sapere che non sono ancora in treno. Buon giovedì!


Buon giorno bestioline mie!
Mentre mi leggete sono in viaggio verso casa, di nuovo, dopo una rapidissima toccata e fuga in quel di Forlì. Mentre spero siate in un posto molto più bello e più fresco del vagone di un regionale veloce, vi lascio con qualche gustosa anticipazione delle nuove DeAgostini, programmate per quel di settembre quando, freschi freschi di vacanze, avremo bisogno di un validissimo sostegno per tornare alla solita routine universitaria/scolastica e, nel mio caso, lavorativa (!!!!). E ormai lo sapete, niente di meglio di un buon libro per tirarsi su quando l’abbronzatura inizia a sbiadire e l’aria a farsi più frizzante…!

liv, forever

Titolo: Liv, forever
Titolo originale: Liv, forever
Autore: Amy Talkington
Editore: DeAgostini Young Adult
Pagine: 280
Data di pubblicazione: 1 settembre 2015

Liv Bloom è ossessionata dall’arte. Ecco perché, quando vince una borsa di studio per la prestigiosa accademia di Wichkam Hall, è al settimo cielo. Ora ha finalmente tutto ciò che ha sempre desiderato. Compreso Malcolm, il ragazzo d’oro della scuola. Ma quello che Liv non sa è che tradizioni secolari e crudeli abitano i tetri corridoi di Wickham Hall. E che lei potrebbe essere la prossima, innocente vittima in una lunga scia di sangue…

“Liv, forever terrorizza e affascina allo stesso tempo. Una lettura indimenticabile.
— E. 
Lockhart

Una sorprendente ghost story. Romantica come Ghost e spaventosa come Il Sesto Senso.
Un colpo di scena inaspettato, una voce narrante memorabile e inquietante come quella di Amabili Resti.

[ € 14,90 ]

prendimi per manoTitolo: Prendimi per mano
Titolo originale: The year we fell down (The Ivy Years #1)
Autore: Sarina Bowen
Editore: DeAgostini Young Adult
Pagine: 268
Data di pubblicazione: 1 settembre

Corey Callahan non avrebbe mai immaginato di iniziare il college su una sedia a rotelle. È bastato un attimo, un maledetto attimo, per infrangere i sogni di una vita e rovinare una promettente carriera sportiva. Corey è convinta che nessuno al mondo possa capire come si senta. Nessuno tranne Adam, il ragazzo che abita nell’appartamento di fronte al suo. Adam è bello, simpatico, premuroso. E non gioca più a hockey a causa di un grave infortunio. Insieme a lui, Corey riesce a essere di nuovo felice. Ma c’è un piccolo problema: Adam è fidanzato. Con una ragazza assolutamente perfetta.

“Un romanzo che ho adorato.”
— Colleen Hoover

“Fantastico. Uno dei migliori new adult che io abbia mai letto.”
— Tammara Webber

Una storia d’amore impossibile e di seconde occasioni. Perfetta per le lettrici che hanno amato i romanzi di Jamie McGuire e Jessica Sorensen.

[ € 14,90 ]


Niente male, veh?
Per quanto l’autunno bussi sempre alle porte dell’estate troppo presto e con troppa foga, non è male sapere di poter affrontare tutto quello che si trascina dietro in compagnia di nuove storie, nuovi personaggi e nuovi mondi da scoprire. La DeAgostini, anche questa volta, sa come prenderci per la gola: li leggerete? Io, ma era ovvio, molto probabilmente si.

 

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MiniReview: “Deathless”, Catherynne M. Valente.

Libro consigliatomi dalla mia anima gemella, inutile dire che l’ho amato moltissimo – e non c’erano dubbi a riguardo, perché quando una persona è la tua anima gemella, lo è persino nei libri che legge e ti impone di leggere. Chiusa questa piccola, ma doverosa, premesse, vi auguro un buonissimo inizio di settimana!

Titolo: Deathless (Deathless #1)
Titolo originale: Deathless (Deathless #1)
Autore: Catherynne M. Valente
Editore: Corsair
Pagine: 352
Anno: 2011

A glorious retelling of the Russian folktale Marya Morevna and Koschei the Deathless, set in a mysterious version of St. Petersburg during the first half of the 20th century. Child of the revolution, maiden of myth, bride of darkness.
A handsome young man arrives in St Petersburg at the house of Marya Morevna. He is Koschei, the Tsar of Life, and he is Marya’s fate.
Koschei leads Marya to his kingdom, where she becomes a warrior in his tireless battle against his own brother, the Tsar of Death.
Years pass. Battle-hardened, scarred by love, and longing for respite, Marya returns to St Petersburg – only to discover a place as pitiful as the land she has just fled: a starveling city, haunted by death.
Deathless is a fierce story of life and death, love and power, old memories, deep myth and dark magic, set against the history of Russia in the twentieth century. It is, quite simply, unforgettable.

COSA MI È PIACIUTO

  • L’ambientazione. La Russia della Rivoluzione è un una parentesi spazio-temporale che ha su di me un fascino incomparabile, mi prende e non mi lascia più andare, e la Valente è stata capace di ricostruirne uno spaccato che è così vivido, così reale, così assolutamente particolare da lasciare senza fiato. Pagina dopo pagina, l’impressione di non essere più nella mia cameretta a Forlì ma in un paese dai contrasti violenti, opulento anche nella miseria, affilato d’inverno e generoso d’estate si è fatta via via più forte, fino a sradicarmi totalmente dal mio presente per catapultarmi in un mondo dove realtà e folklore sono così sapientemente calibrati da rendere impossibile distinguere il punto esatto dove uno inizia e l’altro finisce.
  • I personaggi. Costruiti magistralmente, sviluppati in maniera coerente e mai banale, unici, inconfondibili, con voci talmente particolari da saltare letteralmente fuori dallo schermo del kobo e prendere vita davanti ai miei occhi, trascinandomi in un mondo vivido quanto loro. Marya, Koshei, Ivan, tutta la schiera di creature prese in prestito dal folklore russo… non c’è davvero modo per descrivere a parole la straordinaria personalizzazione che l’autrice ha saputo cucire su ogni nome, facendo vivere l’inchiostro, dandogli la forma di qualcosa di unico e irripetibile.
  • La storia. Eccezionale. Non c’è niente da fare, la Valente ha fatto bene i compiti e si vede: il contesto storico è impeccabile, la trama vi s’incastra con una naturalezza strabiliante e la narrazione scandisce un ritmo maestoso, mai troppo veloce o troppo lento, snodandosi attraverso gli anni senza fatica, accompagnando il lettore attraverso le ombre e le luci di una terra dai contrasti vibranti e il passato imponente. Fiaba e realtà si mischiano, amalgamando un racconto che coinvolge e cattura, che rende impossibile immaginare che sia solo frutto di una fantasia straordinariamente feconda e sapientemente utilizzata.
  • Lo stile. Perché si, per quanto il mio inglese non sia tale da permettermi di apprezzare le più piccole sfumature di una lingua che non è la mia, devo riconoscere che il modo in cui questo libro è scritto ha qualcosa di magico. Le parole hanno una consistenza che buca le pagine – o lo schermo del kobo, nel mio caso – e un sapore che è difficile ignorare, figuriamoci dimenticare.

“Deathless is a fairytale”, scrive Giovanna su Goodreads, “and is as dark and sweet and lovely as only a fairytale can be”. Ed è proprio così, senza mezzi termini e senza mezze misure: la scrittura non è che l’ennesimo riflesso di un libro ben scritto, ben pensato e ben costruito, che vi ruberà il cuore senza mostrar segni di rimorso, consegnandovi ad un mondo che che vibra di ombre e luce, facendosi ora metafora e ora fotografia, respirando magia e cruda realtà, costringendo il lettore a piegarsi alle ragioni della leggenda popolare che si anima e s’impone in una realtà impregnata di gelido, crudele cinismo.
Leggetelo, amatelo, custoditelo con cura: non vi deluderà.

Let the truth be told: There is no virtue anywhere. Life is sly and unscrupulous, a blackguard, wolfish, severe. In service to itself, it will commit any offense. So, too, is Death possessed of infinite strategies and a gaunt nature- but also mercy, also grace and tenderness. In his own country, Death can be kind.


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#52 Teaser Tuesday!

Buongiorno bestioline, come state?
Qua si tiene duro, si studia tanto e si cerca di sopravvivere al caldo infernale che sta soffocando Forlì. In questi giorni mi sta tenendo compagnia un libro meraviglioso, un po’ vecchiotto ma non per questo meno apprezzabile: Il racconto dell’ancella, di Margaret Atwood. Si tratta di una distopia eccezionale, scritta magistralmente, che ad ogni riga lascia qualcosa su cui riflettere, qualcosa di straordinariamente attuale, quindi perché non lasciarvene un assaggio nel teaser di oggi? Appunto.

La notte è mia, il mio tempo, posso farne ciò che voglio, purché me ne stia zitta e ferma. Purché giaccia immobile. La differenza tra giacere e do- ver stare a letto. Dover stare a letto è un concetto passivo, anche gli uomini dicevano: mi piacerebbe dover restare a letto per un po’. Ma qualche volta dicevano: mi piacerebbe portarla a letto. Sono solo elucubrazioni. Non so davvero che cosa dicessero veramente gli Uomini. Avevo solo le loro pa- role per giudicare.
Giaccio, quindi, nella stanza, sotto l’occhio di gesso del soffitto, dietro le tende bianche, tra le lenzuola, candide come le tende, e faccio un passo in là fuori dal mio tempo. Fuori dal tempo. Sebbene questo non sia tempo, né io ne sia fuori. Ma la notte è il mio tempo libero. Dove andare?

In qualche posto piacevole.
Moira, seduta sulla sponda del mio letto, con una gamba sull’altra, una caviglia su un ginocchio, nel suo grembiule viola, con un orecchino ciondolante, le unghie dipinte con lo smalto color oro e una sigaretta tra le dita tozze, gialle in punta. Decidiamo di andare a bere una birra.
«Mi stai facendo cadere la cenere sul letto» dico.
«Se fossi tu a farla cadere non te ne importerebbe» risponde Moira. «Usciamo tra mezz’ora» dico. Avevo una ricerca da preparare per il giorno successivo. Cos’era? Psicologia, inglese, economia. Studiavamo queste cose, allora. Sul pavimento della stanza c’erano libri, aperti a faccia in giù, qua e là, in maniera disordinata.
«No, usciamo adesso» dice Moira, «non hai bisogno di truccarti, ci sono solo io. Di che tratta la tua ricerca? Ne ho appena fatta una sullo stupro durante gli appuntamenti amorosi».
«Lo stupro durante gli appuntamenti amorosi?» dico. «Come sei alla moda. Sembra il titolo di un nuovo trattato sociologico sul porno-orrore».
Moira ride. «Vai a prendere il vestito».
Lo prende lei e me lo getta.
«Dovresti prestarmi cinque dollari, okay?»

Ricordo un’altra volta, in un parco, con mia madre. Quanti anni avevo? Faceva freddo, si vedeva il fiato uscire dalla bocca, non c’erano foglie sugli alberi; cielo grigio, due anitre nel laghetto, tristi. Toccavo le croste di pane che avevo in tasca. Mia madre aveva detto che saremmo andate a dar da mangiare alle anitre. Ma c’erano delle donne che bruciavano i libri, era questo il vero motivo per cui aveva voluto andare al parco. Per vedere le sue amiche; mi aveva mentito. Era inteso che il sabato fosse il mio giorno. Mi ero allontanata da lei, imbronciata, ed ero andata verso le anitre, ma il fuoco mi aveva costretto a tornare indietro. C’erano anche degli uomini, in mezzo alle donne e non bruciavano libri, ma riviste. Dovevano averci versato sopra della benzina, perché le fiamme guizzavano alte, mentre loro vi gettavano sopra le riviste, tolte dalle scatole, poche per volta. Tra le donne qualcuna cantava.
I volti erano felici, quasi estatici. Il fuoco può fare questo effetto. Si era- no avvicinati dei curiosi. Anche il viso di mia madre, solitamente pallido, emaciato, pareva rubicondo e allegro, come in una cartolina di Natale; ricordo un’altra donna, grossa, con la guancia sporca di fuliggine e un berretto arancione fatto a maglia.
«Vuoi bruciarne una anche tu, tesoro?» mi aveva chiesto. Quanti anni avevo? «Via, una buona volta, tutta questa immondizia» aveva detto ridendo e, rivolta a mia madre, aveva aggiunto: «Glielo permetti?»
«Se vuole» aveva risposto mia madre. Parlava di me, con gli altri, come se io non fossi presente.
La donna mi aveva dato una rivista. Sopra c’era il disegno di una donna graziosa, senza vestiti addosso, appesa al soffitto con una catena che le stringeva le mani. L’avevo guardata con interesse. Non ne ero rimasta impressionata, avevo pensato che si stesse penzolando da una liana, come Tarzan, in un film che avevo visto alla televisione.
«Non fargliela guardare» aveva detto mia madre. «Via» mi aveva ordinato, «gettala nel fuoco, svelta».Avevo gettato la rivista nelle fiamme. Si era squadernata nel vento mentre bruciava; grandi fiocchi di carta si erano staccati, volteggiando nell’aria, ancora in fiamme, corpi di donne erano mutati davanti ai miei occhi in cenere nera.

Ma dopo, che è successo?
Ho dei vuoti di memoria.
Si devono essere aiutati con iniezioni, pastiglie, qualcosa del genere, altrimenti ricorderei.
«Hai avuto uno shock» mi hanno detto.
Sono rinvenuta in mezzo a rimbombi e confusione, come il ribollire di una risacca. Ricordo di essermi sentita molto calma. Ho gridato o forse mi è parso un grido ed era solo un sussurro, Dov’è lei? Che avete fatto di lei? Non era né notte né giorno; c’era solo un barlume di luce. Dopo un po’ ho avuto di nuovo delle sedie, un letto e una finestra.
«È in buone mani» mi hanno detto. «Con gente capace. Tu non lo sei, ma vuoi il meglio per lei. Non è così?»
Mi hanno mostrato una sua fotografia, all’aperto, in piedi su un prato. Il volto era un ovale chiuso. Aveva i capelli chiari raccolti stretti sulla nuca. Una donna che non conoscevo la teneva per mano. Lei le arrivava solo al gomito.
«L’avete uccisa» ho detto. Sembrava un angelo, solenne, composta, fatta d’aria. Indossava un abito che non avevo mai visto, bianco e lungo sino a terra.

Mi piacerebbe credere che sto raccontando una storia. Ho bisogno di crederci. Devo crederci. Coloro che possono crederlo hanno migliori possibilità. Se è una storia che sto raccontando, posso scegliere il finale. Ci sarà un finale, alla storia, e poi seguirà la vita vera. Posso continuare da dove ho smesso. Non è una storia che sto raccontando.
E anche una storia che ripeto nella mia testa.
Non la scrivo perché non ho nulla con cui scrivere e lo scrivere è comunque proibito. Ma se è una storia, anche solo nella mia testa, dovrò pur raccontarla a qualcuno. Non racconti una storia solo a te stesso. C’è sempre qualcun altro. Anche quando non c’è nessuno. Una storia è come una lettera. A voi. Comincerà così, semplicemente, senza nomi. Un nome crea un collegamento col mondo fattuale, che è più rischioso, più azzardato: chi sa quali sono, fuori, le possibilità di sopravvivenza? Le vostre?
Dirò a voi, a voi, come una vecchia canzone, voi significa più d’uno.
Voi può significare migliaia.
Non mi trovo in nessun pericolo immediato, dirò. Farò finta che voi mi possiate udire.
Ma non serve, perché so che non potete.

In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno Stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Difred, la donna che appartiene a Fred, ha solo un dovere da compiere nella neonata Repubblica di Galaad: garantire una discendenza alla élite dominante. Il regime monoteocratico di questa società del futuro, infatti, è fondato sullo sfruttamento delle cosiddette ancelle, le uniche donne che, dopo la catastrofe, sono ancora in grado di procreare. Ma anche lo Stato più repressivo non riesce a schiacciare i desideri e da questo dipenderà la possibilità e, forse, il successo di una ribellione. Comparso per la prima volta in Italia negli anni Ottanta, il romanzo della Atwood conserva tutt’oggi la sua attualità. Mito, metafora e storia si fondono per sferrare una satira energica contro i regimi totalitari. Ma non solo: c’è anche la volontà di colpire, con tagliente ironia, il cuore di una società meschinamente puritana che, dietro il paravento di tabù istituzionalizzati, fonda la sua legge brutale sull’intreccio tra sessualità e politica.


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Spotlight: “Il mio viaggio più bello nel mondo”, Giulia Dell’Uomo.

Buongiorno bestioline e buon inizio settimana!
Sono le nove e mezza del mattino e ho già fatto un sacco di cose nonostante questa notte abbia dormito tre ore scarse a causa del caldo infernale piombato su Forlì. E siccome chi si ferma è perduto, prima di mettermi a studiare per l’ultimissimo esame della mia carriera universitaria, colgo l’occasione per darvi un assaggio di un libricino nuovo nuovo, scritto da una gentilissima fanciulla che avete già avuto modo di incrociare su questo blog. Ve la ricordate Giulia, di Tutte le cose al loro posto? Ha da pochissimo pubblicato il seguito del suo romanzo d’esordio, a cui è dedicato il post di oggi!

Titolo: Il mio viaggio più bello nel mondo
Autore: Giulia Dell’Uomo
Editore: Lettere Animate
Genere: Narrativa romantica
Prezzo: 1,99
Pagine: 141
Cosa succede dopo aver vissuto una malattia? Come cambiano le prospettive sulla vita?
Sono trascorsi pochi anni dalla guarigione e Sara è riuscita a ricostruire a piccoli passi l’equilibrio precedentemente perso. Oggi ha in mano la vita che ha sempre desiderato: il lavoro dei suoi sogni, una relazione stabile e le sue più care amiche. Eppure, un semplice viaggio di lavoro la costringe a rimescolare le carte del presente, del passato e del futuro.
Ma come sempre a tutto c’è un perché, soprattutto se a metterci lo zampino è il destino. Quale strada sceglierà Sara?
Dopo “Tutte le cose al loro posto”, tradotto in nove lingue, l’attesissimo seguito in cui l’amore è l’unico, vero e inconfondibile filo conduttore.
Giulia Dell’Uomo nasce a Terni nel 1988.
Dopo una laurea in marketing, si specializza in management col massimo dei voti e attualmente lavora come responsabile Marketing e Comunicazione di un’azienda sanitaria. Grande appassionata di lettura e scrittura, pubblica nel 2014 il suo romanzo d’esordio “Tutte le cose al loro posto” (Lettere Animate Ed.), tradotto in nove lingue. Nel Giugno del 2015, con lo stesso editore, pubblica il seguito dal titolo “Il mio viaggio più bello nel mondo”.